ANNO 9 n° 108
Rapinò la gioielleria Bracci,11 anni e mezzo di carcere per Stefan Grancea
Con lui nel colpo anche l'ex camorrista Ignazio Salone e le loro compagne
Barbara
21/03/2019 - 08:34
di Barbara Bianchi

VITERBO - Prese parte alla rapina a mano armata alla gioielleria Bracci, Stefan Grancea condannato a 11 anni e 6 mesi di carcere.

Il 28enne finì in manette lo scorso 14 marzo quando assieme al cognato Ignazio Salone, pentito di camorra, e alle loro due compagne, pistola alla mano, fecero irruzione all’interno della nota gioielleria al Corso e , approfittando della pausa pranzo del personale, fecero razzia di preziosi e soldi, non prima però di aver legato mani e piedi dei presenti con delle fascette.

Poi dopo una rocambolesca fuga a bordo di un’Alfa 147 vennero rintracciati e fermati a Montalto di Castro dai carabinieri: per Grancea, unico tra gli arrestati a optare per il rito ordinario, ieri è arrivata la condanna. 11 anni e sei mesi di reclusione, la decisione del collegio viterbese, presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

Per i suoi complici, Ignazio Salone ed Elena Grancea, moglie di Stefan, le condanne arrivarono già a inizio novembre davanti al gip Francesco Rigato: con rito abbreviato hanno ricevuto pene rispettivamente a 8 anni e 8 mesi e 5 anni e 4 mesi. La donna, assieme alla compagna di Salone, sarebbe rimasta fuori dalla gioielleria a fare da palo, mentre l’ex camorrista, aiutato da Grancea, irrompeva nella gioielleria.

E proprio in merito a quest'ultimo aspetto, in fase di discussione, l'avvocato Samuele De Santis, difensore del 28enne, ha sottolineato come in realtà il suo assistito sia stato costretto dal pentito di camorra Salone a partecipare al colpo, per non essere ucciso. Quella rapina, in preparazione da mesi, in realtà la avrebbe dovuto portare a termine un ''noto commerciante viterbese, che ha avuto la funzione del basista con cui Salone ha parlato per quattro mesi, ogni giorno''. 

Ora si dovranno attendere 90 giorni per il deposito della sentenza, ma la difesa si dice già pronta all'appello. 

Facebook Twitter Rss