ANNO 7 n° 114
Quirinale: al via le consultazioni, minoranza Pd-Cav attendono nome
26/01/2015 - 09:34

Al via l'assemblea dei deputati Pd con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. All'ordine del giorno l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, a tre giorni dall'inizio delle votazioni.

 

Sono ancora molti i nomi che girano e ogni giorno le quotazioni del borsino subiscono variazioni: l'ultimo dato in ascesa un ex segretario Dem come Piero Fassino ma resiste anche il trio Prodi-Veltroni-Amato. (TOTO NOMINE)

 

E nel giorno in cui Syriza di Tsipras stravince, rendendo la partita europea centrale, torna a farsi largo anche l'ipotesi di un tecnico come il governatore di Bankitalia Visco o il ministro dell'Economia Padoan. I contatti fra i protagonisti sono continui ma sia la minoranza Dem sia Berlusconi sono ancora in attesa di conoscere il candidato del premier. E ognuno rivendica la necessità che sia un profilo, e un nome, condiviso.

 

Dopo le prove di forza dei giorni scorsi, consumate durante l'esame della legge elettorale in Senato, sono in corso trattative con tutte le aree dei cosiddetti 'dissidenti' del Pd, bersaniani in testa. Ragion per cui in molti attendono un incontro fra il premier e l'ex segretario Pier Luigi Bersani: 'Non penso - osserva però il vicesegretario Dem Lorenzo Guerini - che tutto dipenda da un incontro tra due leader'. Poi certo, aggiunge, si sta 'ricercando l'unità dentro il Partito democratico sapendo che noi abbiamo una grande responsabilità: esprimiamo 450 grandi elettori'. Un numero alto ma non sufficiente a eleggere il nuovo inquilino del Colle da soli: tralasciando le prime tre votazioni, dove serve la maggioranza qualificata dei 2/3, dal quarto scrutinio sono infatti necessari 505 voti. 'Immaginare di eleggere da soli il Presidente della Repubblica - sottolinea Guerini - è immaginare qualcosa che non si può realizzare'. Ecco quindi che gli altri partiti diventano necessari.

 

E martedì, quando Renzi incontrerà presso la sede del Pd tutte le forze politiche sarà la volta anche di Forza Italia, anche se non è escluso che Renzi e Berlusconi tornino a vedersi in un incontro separato. Il capogruppo degli azzurri al Senato Paolo Romani si dice convinto che il presidente del Consiglio non potrà non tenere conto del 'blocco dei moderati' e che dunque sia difficile che in caso di intesa con la minoranza Pd possa nascere una candidatura sgradita a Forza Italia. Dove, intanto, continuano a registrarsi fibrillazioni con Raffaele Fitto che intravede il rischio di 'un'obbedienza cieca' al premier: 'Io vorrei - aggiunge - una personalità autonoma e di rilievo internazionale'.

 

Ma a fare da controcanto c'è l'area più irriducibile della minoranza Dem: 'Vorrei - dice infatti Pippo Civati, che insiste nel rilanciare Prodi e arriva a evocare la scissione - che il nome non fosse deciso da un veto di Berlusconi'. In realtà, è la tesi del leghista Roberto Calderoli, l'intesa Renzi-Berlusconi-Alfano sul Colle ha creato 'i presupposti per la nascita di una monarchia non elettiva in cui Renzi sarà il re per sempre'. Chi non andrà al Nazareno come il M5S insiste poi nel voler sapere in anticipo i 'papabili' in modo da poterli sottoporre al gradimento della Rete con in cambio la promessa di votare il prescelto già al primo scrutinio.

ansa.it






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