ANNO 9 n° 260
Quando l'imprenditore terrorizzato cede alle pressioni della banda
''Da 41 anni svolgo questa attività. Mai accaduta una vicenda come questa''
08/02/2019 - 02:36

VITERBO – ''Sono 41 anni che svolgo questa attività in provincia di Viterbo, e mai mi era accaduta una vicenda come questa. Posso aggiungere che il clima che si respira a Viterbo nell’ultimo periodo sia di preoccupazione dovuta anche e soprattutto per alcuni episodi che si sono verificati, coma mai prima d’ora, e mi riferisco anche ad alcuni attentati incendiari. Tra questi sono impressionato pesantemente dall’incendio verificatosi lo scorso mese di gennaio in danno di una concessionaria posta nelle immediate vicinanze della sede dell’azienda dove lavoro''.

A parlare è l’imprenditore Pietro Ferri, una delle vittime delle estorsioni del sodalizio calabro-albanese, che sentito dai carabinieri, dice di aver ceduto alla richiesta di denaro della banda per paura e per il clima che si era ingenerato anche nella sua azienda a causa delle frequenti visite di questi sconosciuti. Gli sconosciuti sono Giuseppe Trovato e Shkelzen Patozi. Da quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, Ferri descrive il comportamento tenuto dai visitatori come intimidatorio e perentorio, anche se non accompagnato da minacce esplicite. E infatti – dalle intercettazioni all’interno della autovettura di Trovato, subito l’incontro a cui si riferisce Ferri, emerge che i due avevano tenuto quell’atteggiamento perché si erano accorti delle telecamere. ''Pure di sopra c’erano gli occhi'' dice Patozi a Trovato e quest’ultimo: ''apposta l’ha messo là sto cornuto! Lo dobbiamo acchiappare fuori''.

Ferri riceve la prima vista il 12 luglio scorso quando i due si presentano nella sua azienda e gli riferiscono di agire per recuperare un credito di 10000 euro vantato da un altro imprenditore, Erasmi, nei confronti della società da lui rappresentata. In passato la Global Tech di Ferri aveva intrattenuto rapporti commerciali con la ditta di falegnameria Naturat di Erasmi per l’effettuazione dei lavori nei cantieri di Roma e Montefiascone. I lavori commissionati alla Natural, però, sono stati pagati solo in parte e un debito residuo di 10mila euro non era stato ancora onorato a causa delle sopravvenute difficoltà economiche della Global Tech. Fortemente preoccupato dalle intimazioni subite nel corso delle settimane, Ferri decide di accondiscendere alla richiesta di denaro anche ''a costo di forzare le procedure amministrative di redazione dei bilanci di società a lui riconducibili''.

E’ intanto, dai colloqui tra Trovato e Patozi, intercettati dai carabinieri emerge il guadagno che si prefiggono di ricavare dall’operazione ''recupero crediti''. Trovato dice: ''So pure dove abita, ci si soldi, vendiamo un po’ d’oro e scontamo… guadagno io… ci prendiamo le mattonelle ci dà cinquemila euro, poi prendiamo le mattonelle a quello gli diamo duemilacinque, duemilacinque noi e poi le mattonelle le vediamo, quello che è di più gli diciamo gli diamo quattromila a te e seimila a noi, caro mio, abbiamo capito che ha ragione perché io volevo sentire la campana perché certe volte può essere che una cosa mia che io l’ho fottute poi non l’ho fotture…la coscienza, però prima ha detto tremila ad uno tre, no ognuno corrisponde e mo tu paghi a noi a gli altri lasci stare''.

Sul fronte giudiziario, per oggi è prevista l’udienza davanti al tribunale del riesame di Roma per alcuni dei 13 arrestati. Gli avvocati chiedono la scarcerazione o un alleggerimento delle misure cautelari. La decisione è attesa per la prossima settimana.





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