ANNO 9 n° 265
Presunto stupro a S.Faustino, la difesa setaccia tutte le telecamere della città
Si aprono nuovi scenari dopo il colloquio in carcere con il 29enne pakistano
15/06/2019 - 06:43

VITERBO – (b.b.) I video raccolti dalla magistratura ''non provano che sia lui il responsabile di quegli stupri'', e soprattutto non basterebbero a raccontare la verità. Per questo la difesa del 29enne pakistano accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di due ragazzine di 11 e 13 anni, è pronta a passare al setaccio tutte le telecamere della città. È lì, infatti, che spera di trovare le risposte di cui ha bisogno per scagionarlo.

''Ieri mattina abbiamo avuto un colloquio in carcere con il ragazzo – spiegano gli avvocati Samuele De Santis e Marina Bernini – ci è stato concesso di entrare con un interprete''. Un incontro che avrebbe aperto nuovi importanti scenari, soprattutto sugli spostamenti del 29enne il giorno dei presunti stupri: contrariamente a quanto emerso fino a questo momento, il giovane avrebbe cambiato strada, fino a raggiungere un diverso quartiere della città e non avrebbe affatto pedinato le due ragazzine.

Una ricostruzione che stride, di fatto, con quella offerta al momento dell’arresto dalla squadra mobile: secondo gli uomini del vicequestore Fabrizio Moschini il pakistano, il 2 maggio scorso, avrebbe seguito e molestato a distanza di poche ore le due ragazzine. Entrambe bloccate all’interno dell’androne del proprio palazzo, a San Faustino, sarebbero state palpeggiate nelle parti intime e baciate. Non solo, la più grande delle due avrebbe dovuto respingere con forza un tentativo di abbassarle i pantaloni.

''Ma il responsabile non è il nostro assistito - sottolineano i due legali, - i video non provano che sia lui il violentatore. E se è lui, non è la persona che ora si trova in carcere''.

Ricostruire minuto per minuto la giornata del 2 maggio e gli spostamenti del 29enne è ora il principale obiettivo dei due difensori: per questo hanno già fatto richiesta alla polizia locale di estrapolare i filmati di numerose telecamere in città, in quanto potenzialmente risolutivi. Riuscire a dimostrare che il giovane, al momento dei fatti, si trovava a centinaia di metri dal luogo del delitto, sarebbe per loro una prova schiacciante.

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