ANNO 8 n° 346
Porte chiuse per i lavoratori del 118
Zingaretti impegnato alla presentazione di Vinitaly ignora le rischieste degli operatori
12/04/2018 - 18:36

Riceviamo e pubblichiamo da Elisa Fiore

VITERBO - Si sono scontrati con un muro di gomma i lavoratori dell'emergenza 118 che dal 1 giugno resteranno a casa, grazie alla decisione assunta dalla Regione Lazio e dall'Ares con la delibera n.241 marzo 2018. Una delibera con cui l'Ares ammette di non avere i mezzi e personale per svolgere l'Emergenza nella Regione Lazio. E per supplire alla carenza decide di affidarsi alla rete del volontariato pagato con rimboso a piè di lista.

 

Agli operatori che questa mattina manifestavano sotto la sede della Giunta di viale Oderico dei Longobardi, l'Azienda ARES 118, ha imposto di non presentarsi con la divisa e, successivamente, solamente un loro rappresentante è stato ricevuto negli uffici amministrativi della Regione.

 

'Nessuna risposta c'è stata data in merito alla determina, che per la Regione e l'Ares viene legittimata dalla necessità di ridurre la spesa destinata all'emergenza 118 su strada. Putroppo – spiegano i lavoratori – non abbiamo avuto alcuna risposta circa la formulazione del Bando europeo del 2013. Bando del quale la Giunta Zingaretti e in particolar modo il suo presidente, si sono pubblicamente vantati sui giornali e nelle sedi pubbliche, di aver redatto e concepito in ogni parte. Un bando che ci si aspettava fosse stato redatto con i dovuti criteri, visto che per scriverlo sono state scomodate le segreterie sindacali di categoria e tutta la macchina amministrativa e contabile della regione Lazio e dell'ARES. E bando che – spiegano i lavoratori - quantomeno avrebbe dovuto contenere i fabbisogni reali della Regione Lazio. Posto che l'Ares esiste ormai da più di 10 anni, ma in ambito di servizi di trasporto in area extrospedaliera sembra ancora avere poche e confuse idee.'

 

Infatti, ancora ad oggi, a pochi mesi dalla scadenza del servizio affidato in appalto l'Ares continua ad attivare ambulanze spot da Latina a Roma, passando per Frosinone. Ambulanze pagate dietro rendicontazione, molto più costose di quelle affidate in appalto. Mentre per l'area di Viterbo, Rieti e Roma rimette in gioco il volontariato. Dunque una mancata previsione che non produce di certo risparmi di spesa. Mentre dall'altro canto genera affidamenti a pioggia. A 'spot' appunto, a questa o a quella associazione/impresa, che ha un'ambulanza con carattersitiche determinate, disponibile per un servizio di emergenza. Al tempo stesso – come per magia spiegano i lavortaori - viene riattualizzata una determina che nel gennaio scorso ha rimesso in gioco la Croce Rossa Italiana, affidandole 8 postazioni 'per volontari' su Roma e da giugno altre 17 postazioni diverranno appannaggio delle onlus chiamate ad aderire all'offerta di gara pubblicata il 6 aprile, lasciando a casa 250 giovani addetti all'emergenza. Ma come ricorda Ares, all'offerta potranno partecipare solo quelle associazioni che si avvalgono 'esclusivamente di personale volontario'. Saranno dunque rispediti a casa i 250 dipendenti finora impegnati nel servizio attraverso l'estensione del servizio alle imprese private. Mentre nel corso della riunione 'a porte chiuse', ristretta alla partecipazione di un solo rappresentate dei lavoratori, i rappresentanti di Ares e Regione, che hanno interloquito con il giovane ex volontario, oggi lavoratore dipendente, hanno invitato sia lui che tutti i suoi colleghi, ad aderire alle associazioni di volontariato per lavorare con rimborso spesa forfettario e, qualora venissero o già fossero in possesso di notizie di reato che riguardano le associazioni di volontariato che a maggio verranno selezionate, di denunciarne le eventuali passate anomalie gestionali.

Della serie: l'elefante che partorì il topo.







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