ANNO 9 n° 341
''Pochi centimetri ed è successo il finimondo''
Quattro anni fa il danno al pozzo San Valentino, da allora il Bullicame è a secco. Ecco come Giuseppe Pagano, direttore di miniera, ricorda quel giorno
25/11/2019 - 06:45

di Simone Lupino

VITERBO - ''Pochi centimetri ed è successo il finimondo''. Giuseppe Pagano, all'epoca direttore di miniera del Comune di Viterbo, ricorda con queste parole il giorno in cui, a causa di alcuni lavori eseguiti da privati sul pozzo San Valentino, il Bullicame rimase a secco. Era il 25 novembre del 2015. Oggi, a quattro anni esatti da quella data, la situazione è rimasta sostanzialmente la stessa, con un grave danno d’immagine ed economico per la città termale. 

Pagano ne ha parlato di recente a Palazzo dei Priori in una delle tre sedute congiunte di seconda e quarta commissione dedicate al termalismo. In questa occasione il geologo ha illustrato alcune caratteristiche del bacino idrotermale viterbese ed ha annunciato sopralluoghi al pozzo Gigliola per l’approvvigionamento delle Terme Inps, oltre a un progetto alternativo per portare l’acqua alla struttura di Strada Bagni basato sulla costruzione di un acquedotto sotterraneo collegato alla sorgente delle Zitelle. Poi, rispondendo al consigliere comunale Giacomo Barelli, Pagano è entrato nella vicenda Bullicame.

''Il 25 novembre del 2015 è una data che difficilmente dimenticherò. Fui avvisato dalla polizia locale che la callara del Bullicame si era asciugata. Il San Valentino si trova a una distanza di circa 185-190 metri da lì. Dalla callara lo si può vedere chiaramente, così come fu allora. Nelle sue prossimità c’era una macchina usata per perforare pozzi, quindi corremmo a vedere cosa era successo''. Arrivati sul posto lo scenario si rivelò subito molto grave: ''In quel momento il pozzo era chiaramente in perdita ed erogava una portata stimata tra i 20 e i 25 litri d'acqua al secondo, con una grande quantità di gas. Informai tutti quanti dell’accaduto e cercammo di trovare immediatamente un rimedio a quella situazione”.

Continua Pagano: ''Che cosa era successo? Abbiamo ricostruito la situazione con la collaborazione della ditta che aveva eseguito la ripulitura, questa era l’espressione che venne utilizzata''. L’intervento era stato sollecitato da Sait, la società che possedeva le Terme Salus, poi confluita in Gestervit:  ''Si trattava di un intervento che come direttore di miniera dovevo inserire nel piano annuale degli interventi all’interno della miniera Bullicame''. E riferendosi all’operato della ditta privata, Pagano ha aggiunto: ''C’è stato in questo intervento non certo l’intenzione di procurare un danno così grande, accadde all’improvviso anche per loro. Fu una questione di centimetri ed è successo il finimondo''.

Pagano ha poi illustrato quali furono i provvedimenti presi nei giorni successivi: ''Preoccupati di trovare una situazione immediata, per dare seguito all'ordinanza del sindaco (quella che ordinava la chiusura del pozzo, ndr) studiammo delle possibili soluzioni, con la collaborazione del sub concessionario. Intanto inquadrammo la situazione da un punto di vista logistico. Su indicazione della Regione fu chiamato il Cnr per quello che riguardava le emissioni gas e per valutare eventuali rischi e pericoli legati a questo fatto e ci dedicammo a studiare le possibili soluzioni che dovevano invertire il corso delle cose, e quindi a chiudere quel tratto del pozzo nel quale si aveva erogazione. Non ci siamo riusciti per un piccolo fatto - ma in questo nutro ancora una fetta delle mie speranze nell’intervento futuro -, perché chiudendo il pozzo in superficie, cercando di impedire l’erogazione spontanea, aumentava la portata dell’adiacente sorgente lì a sette metri. Quindi la fuoriuscita dal pozzo poteva essere controllata dai dispositivi messi in opera, ma l’acqua che risaliva dal pozzo, trovava lateralmente una via, raggiungeva la sorgente e fuoriusciva da lì. A un certo dovemmo riconoscere che l’intervento doveva essere più definitivo per impedire che l'acqua si propagasse lateralmente. Confido in questo per avere la chiusura definitiva e il controllo del pozzo''.

Pagano poi ci ha tenuto a sottolineare che a differenza di quanto spesso si crede la callara del Bullicame non è completamente a secco, ''ma grazie a un dispositivo realizzato all’epoca che ha permesso di recuperare acqua che altrimenti sarebbe finita in un fosso, questa ancora oggi viene mantenuta in vita''. ''Il dispositivo ha funzionato e funziona tutt’ora - ha concluso il geologo -- Da un pozzetto ricaviamo quei 5 litri di acqua al secondo che vengono sollevato alla callara del Bullicame. In questi anni hanno permesso di mantenere del Bullicame una vista accettabile''. Almeno la callara è stata colmata.







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