ANNO 9 n° 143
Perizie contrastanti sul fratello di Rossana
Per il medico Ivo Bramante potrebbe aver rimosso il ricordo della fine
20/03/2016 - 02:00

RONCIGLIONE – Alla fine sono entrare quattro signore, pie donne. ‘’Siamo qui per rispetto e per fede, perché Rossana non si meritava di andarsene da sola’’, dicono. Per il resto della funzione, che non si può definire certo un funerale, dentro il duomo di Ronciglione c’erano soltanto quattro cronisti e l’addetto alle pompe funebri, oltre naturalmente al celebrante don Silvio. Il quale, parroco schietto, non le ha mandate a dire ai suoi concittadini: ‘’Capisco che Rossana era una donna sconosciuta alla comunità, ma la misericordia dei defunti, come ha ricordato papa Francesco per il Giubileo della misericordia, appunto, dovrebbe essere un dovere della comunità stessa’’. Invece, non c’era nessuno, neanche uno rappresentante del Comune, che pure ha la sede di fronte alla chiesa e che del resto già aveva stralciato Rossana Bramante, la donna trovata morta lunedì 29 febbraio nel congelatore di una casa in via dell’Ospedale consorziale, dalle liste dell’anagrafe. Piccoli segnali di sensibilità: dalla compagnia dei carabinieri, che almeno ha spedito una gazzella in piazza all’uscita della bara. E le gentilissime vigilesse.

Un addio triste – semmai ne esista uno allegro – per una donna che nel paesone cimino davvero non era conosciuta da nessuno. Tant’è che si è arrivato ad ipotizzare che fosse arrivata già cadavere da Castelnuovo di Porto, la sua precedente residenza. Congetture, che si sommano a tante altre fatte intorno a questa storia indecifrabile, sulla quale gli inquirenti del resto hanno immediatamente imposto il segreto istruttorio. E’ però sicuro che il funerale di sabato mattina sia stato pagato dal fratello Ivo, malato e ricoverato in una struttura di Montefiascone, nella quale è stato trasferito nei giorni scorsi. Il fratello, già: finito nel registro degli indagati e in un modo o nell’altro al centro delle indagini. Avrebbe giurato di non ricordare la fine della sorella, né semmai di avere qualche responsabilità. Una versione sulla quale si scontrano due pareri divergenti da parte dei periti. La perizia medica, infatti, sosterrebbe che le parole di Ivo potrebbero essere compatibili con lo stato di demenza certificato da un’altra perizia appena effettuata. Secondo il parere dello psicologo, invece, il caso di '’rimozione’’ di un fatto dalla memoria sarebbe straordinariamente raro nella letteratura specifica: ergo, il fratello non potrebbe non ricordare.

Insomma, è su queste due versioni (''non può ricordare perché demente'' o ''anche se demente non può aver rimosso'') che potrebbe arrivare il bivio decisivo per gli inquirenti. Tra l'altro, va sottolineato che lo status di demenza è giunto solo adesso, mentre appena all'indomani del fatto Ivo era dato per lucido. Quando è diventato ''demente''? Come si può certificare il passaggio a livello cronologico?

In attesa dell’esito dell’esame autoptico, che potrebbe fornire ulteriori spunti per completare il quadro: i risultati potrebbero arrivare di qui ad un mese, anche prima dei tempi previsti.

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