ANNO 8 n° 348
Orlando respinge l'accusa per mafia
Il gip non convalida il fermo del 52enne, ma l'uomo resta in carcere
07/12/2018 - 07:10

VITERBO - Si è dichiarato estraneo ai fatti contestati, Nicolò Orlando, il 52enne palermitano arrestato a Blera nell’ambito dell’inchiesta ''Cupola 2.0''. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo l'uomo sarebbe affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri. Ieri, assistito dall'avvocato Paola Ragonesi, è comparso davanti al gip, Francesco Rigato, per la convalida del fermo.

Orlando, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, ha respinto le accuse. Ha detto di non conoscere alcuni dei personaggi che sono stati arrestati e di conoscerne invece altri da bambino in quanto compaesani con cui ha trascorso l'infanzia insieme. Nello specifico, Orlando sarebbe stato inguaiato da alcune intercettazioni nelle quali avrebbe prospettato, secondo i carabinieri che hanno condotto le indagini coordinate dalla Dda, ''l’opportunità di eseguire un attentato mediante l'uso di un'arma da fuoco''. Un'intercettazione finita nei faldoni l'inchiesta. A proposito di questa contestazione il 52enne ha detto che si trattava di discorsi che non hanno nulla a che vedere con la mafia, ma che erano conversazioni tra amici in un clima goliardico.

Nicolò Orlando è finito in carcere insieme ad altre 45 persone, tra cui l’80enne Settimo Mineo, considerato il probabile erede di Totò Riina. Gli arresti sono arrivati al termine di un'inchiesta durata anni. Quattromila le pagine degli atti raccolti dagli investigatori passati all'esame della Dda di Palermo.

Nel frattempo ieri sera il gip di Viterbo, sciogliendo la riserva, non ha convalidato il fermo ritenendo che non ci fossero i presupposti per la convalida; in merito alla misura cautelare richiesta si è dichiarato incompetente per territorio applicando però la misura cautelare in carcere in via provvisoria mandando poi gli atti al pm. Lo stato detentivo di Nicolò Orlando permane quindi in via provvisoria.







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