ANNO 9 n° 203
Omicidio del Suffragio, chiesti 15 anni e 4 mesi di carcere per Stefano Pavani
La sentenza il 10 luglio, per la difesa il 32enne non è imputabile
04/07/2019 - 09:48

VITERBO - Omicidio del Suffragio, chiesti 15 anni e 4 mesi di carcere per Stefano Pavani.
Questa la richiesta del pm Stefano D’Arma per il 32enne accusato dell’omicidio di Daniele Barchi, ritrovato senza vita a terra il 23 maggio del 2018 all’interno del suo appartamento in via Fontanella del Suffragio.
La sentenza arriverà il 10 luglio.
In carcere dal 23 maggio del 2018, Pavani è stato incontrato dalla psichiatra Cristiana Morera nominata dal pm Stefano D’Arma, secondo la quale all’epoca dei fatti il 32enne era ''affetto da infermità di mente, con disturbo della personalità, in misura tale da far scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere”. Inoltre, Pavani sarebbe da ritenere un soggetto socialmente pericoloso, avendo vissuto gran parte della propria esistenza nel totale ''impoverimento affettivo e all’interno di una grave disgregazione socio-ambientale e familiare''. A giungere alle sue stesse conclusioni anche i professori Giovanni Battista Traverso e Roberto Biagiotti, nominati dalla procura, il professor Marco Zanasi, nominato dalla famiglia della vittima e Stefano Ferracuti e Miria Brinchi per la difesa. 
E per questo motivo l’avvocato del giovane, Luca Paoletti ha chiesto la totale non imputabilità per vizio di mente e, in subordine, la riqualificazione del reato da omicidio volontario in preterintenzionale.

VITERBO - Omicidio del Suffragio, chiesti 15 anni e 4 mesi di carcere per Stefano Pavani.
Questa la richiesta del pm Stefano D’Arma per il 32enne accusato dell’omicidio di Daniele Barchi, ritrovato senza vita a terra il 23 maggio del 2018 all’interno del suo appartamento in via Fontanella del Suffragio.La sentenza arriverà il 10 luglio.
In carcere dal 23 maggio del 2018, Pavani è stato incontrato dalla psichiatra Cristiana Morera nominata dal pm Stefano D’Arma, secondo la quale all’epoca dei fatti il 32enne era ''affetto da infermità di mente, con disturbo della personalità, in misura tale da far scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere”. Inoltre, Pavani sarebbe da ritenere un soggetto socialmente pericoloso, avendo vissuto gran parte della propria esistenza nel totale ''impoverimento affettivo e all’interno di una grave disgregazione socio-ambientale e familiare''. A giungere alle sue stesse conclusioni anche i professori Giovanni Battista Traverso e Roberto Biagiotti, nominati dalla procura, il professor Marco Zanasi, nominato dalla famiglia della vittima e Stefano Ferracuti e Miria Brinchi per la difesa. 
E per questo motivo l’avvocato del giovane, Luca Paoletti ha chiesto la totale non imputabilità per vizio di mente e, in subordine, la riqualificazione del reato da omicidio volontario in preterintenzionale.

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