ANNO 9 n° 231
Omicidio Barchi, tra 2 settimane la verità
Sarà processo per il presunto assassino, il 32enne Pavani dichiarato ''parzialmente capace di intendere e di volere''
20/06/2019 - 06:54

VITERBO – (b.b.) Stefano Pavani sarà processato. Anche se sarà una battaglia annunciata quella sull’imputabilità del 32enne accusato di aver massacrato di botte Daniele Barchi e averlo lasciato a terra esanime all’interno del suo appartamento al pian terreno in via Fontanella del Suffragio, nella notte tra il 20 e il 21 maggio dell’anno scorso.

Dichiarato ''parzialmente capace di intendere e di volere'' da sei psichiatri nominati dal tribunale di Viterbo, il giovane deve rispondere di omicidio volontario, ma se si arriverà o meno a pronunciare una sentenza di condanna o proscioglimento è ancora tutto da scrivere.

''Pavani è affetto da un grave disturbo della personalità – ha spiegato il suo difensore, l’avvocato Luca Paoletti – che determina una semi infermità mentale e che incide fortemente sulla sua capacità di intendere e di volere''. Per la difesa, non sarebbe in grado di capire le conseguenze dei propri comportamenti e quindi non è imputabile.

Se ne riparlerà comunque il prossimo 4 luglio, quando conclusa completamente la fase del dibattimento e depositate le relazioni dei sei periti psichiatri, si discuterà sulla posizione del 32enne.

In carcere dal 23 maggio del 2018, Pavani è stato incontrato dalla psichiatra Cristiana Morera nominata dal pm Stefano D’Arma, secondo la quale all’epoca dei fatti il 32enne era ''affetto da infermità di mente, con disturbo della personalità, in misura tale da far scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere”. Inoltre, Pavani sarebbe da ritenere un soggetto socialmente pericoloso, avendo vissuto gran parte della propria esistenza nel totale ''impoverimento affettivo e all’interno di una grave disgregazione socio-ambientale e familiare''. A giungere alle sue stesse conclusioni anche i professori Giovanni Battista Traverso e Roberto Biagiotti, nominati dalla procura, il professor Marco Zanasi, nominato dalla famiglia della vittima e Stefano Ferracuti e Miria Brinchi per la difesa.

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