ANNO 7 n° 56
Nuova Santa Teresa
il punto della situazione
Una nota di Usb Viterbo
sulle vicende dei lavoratori
08/01/2017 - 13:11

VITERBO - Nel mese di giugno 2013, a seguito della dichiarazione dello stato di crisi del gruppo Ro.Ri. crisi peraltro riconosciuta sia dai lavoratori che da tutte le organizzazioni sindacali, fu avanzata richiesta di cassa integrazione in deroga per 43 dipendenti. Tale richiesta, accolta positivamente dal competente assessorato della Regione Lazio, fu proposta e condivisa da Usb. e da tutti i lavoratori ad essa aderenti mettendo in risalto il grande senso di responsabilità di tutti e la fiducia riposta nel piano di ristrutturazione aziendale proposto dal gruppo.

Al termine della cassa integrazione accordata, non essendosi risolti tutti i problemi che la stessa avevano determinato, fu richiesta e accordata la prosecuzione della cassa integrazione in deroga fino al 31/12/2014 ma ci preme far rilevare che nel frattempo la situazione era un po’ migliorata in quanto alcuni dipendenti erano andati in pensione, altri si erano volontariamente dimessi ed alcuni servizi non sanitari erano stati esternalizzati.

Il giorno 30 dicembre 2014 la Direzione del Gruppo Ro.Ri. ha inteso avviare le procedure di mobilità in base alla L. 223/91 per un numero complessivo di 29 lavoratori in forza alla Casa di Cura C.r.a. di Nepi e Nuova S. Teresa di Viterbo.

Nel corso delle successive riunioni ed in particolare in quella del 18 giugno 2015, emerse chiaramente la volontà, da parte della direzione aziendale, di rientrare dall’ipotesi mobilità nel caso che la Regione Lazio avesse dato l’autorizzazione alle attività sanitarie mediche e chirurgiche di tipo privato senza alcun costo per il servizio sanitario regionale ed, in attesa di tale autorizzazione, venne anche proposto un Contratto di Solidarietà fra gli operatori dichiarati in esubero.

La Usb si rese disponibile a considerare la proposta dopo averla sottoposta alla valutazione dei propri iscritti che puntualmente vennero consultati, ma i 18 mesi di Cassa Integrazione, appena conclusi, avevano determinato un aumento abnorme di ferie fra tutti i lavoratori che sancirono, a stragrande maggioranza, l’indisponibilità ad ulteriori sacrifici pretesi peraltro sempre dallo stesso personale che aveva già pagato in termini economici e di ferie. Crediamo sia opportuno mettere in risalto che tutti questi lavoratori, nonostante la grave penalizzazione hanno, nel corso di tali vicende, sempre assicurato la completa e totale assistenza agli ospiti delle strutture con grande ed encomiabile senso di responsabilità.

Il giorno 16 settembre 2015 la società del Gruppo Ro.ri. e le rappresentanze sindacali furono convocate al tavolo del competente Assessorato Regionale per sottoscrivere un accordo di Contratto di Solidarietà Difensiva, accordo che non fu sottoscritto dalla Usb in quanto bocciato dalle Assemblee dei lavoratori che si erano resi disponibili alla consultazione, ma anche perché, a nostro avviso, non ricorrevano le condizioni per accedere legittimamente a tale ammortizzatore.

A seguito di questo mancato accordo, l’Azienda ha inteso interrompere qualsiasi tipo di relazione con il sindacato Usb rimanendo indifferente a tutte le nostre richieste di convocazione, posizione alquanto discutibile nei confronti del sindacato più rappresentativo presso l’azienda stessa.

Nonostante la nostra contrarietà il Gruppo Ro.ri. ha, ritenuto dover comunque procedere nell’adozione del Contratto di Solidarietà Difensivo fino alla fine di settembre 2016 determinando, come era stato da noi ipotizzato, ulteriore accumulo di ferie fra tutto il personale per poter garantire i livelli minimi assistenziali, questa è stata per noi la prova che non vi era alcun esubero di personale e che il Contratto di Solidarietà. era finalizzato esclusivamente ad un mero obiettivo economico per l’azienda.

Terminato comunque il Contratto di Solidarietà per i lavoratori, ormai stremati da 28 mesi di sacrifici si è riaperto il baratro della mobilità o, in alternativa, un ulteriore periodo di cassa integrazione di 12 mesi proposto all’ultimo minuto presso la sede Regionale dell’Assessorato al Lavoro; proposta che la Usb nel rispetto di un legittimo diritto costituzionale non ha ritenuto dover sottoscrivere senza prima aver consultato i lavoratori interessati; c’è da dire oltretutto che, nel frattempo, era pervenuta alla clinica la sospirata autorizzazione all’esercizio di attività chirurgiche di tipo privato, autorizzazione che ci era stato precedentemente assicurato, avrebbe determinato il rientro dei propositi di mobilità da parte del Gruppo Ro.Ri.

La mancata sottoscrizione da parte di Usb ha determinato un mancato accordo anche in sede Regionale su tutta la linea ma, la domanda che sorge spontanea, perché in precedenza nonostante l’avversione dell’Usb si è proceduto ugualmente all’adozione del Contratto di Solidarietà mentre ora si stava ricercando l’unanimità per l’adozione della Cassa Integrazione? Era forse il modo per mettere a tacere l’unico sindacato fuori dal coro? La mancata firma dell’Usb su tale accordo ha comunque dato origine a strumentalizzazioni per niente eleganti e ad attacchi feroci da parte di qualcuno sfociati addirittura in minacce di morte.

Siamo pienamente coscienti che non tutti possano condividere la stessa posizione ma siamo anche fermamente convinti che ogni posizione è legittima e come tale va rispettata soprattutto se scaturisce dalla maggioranza dei lavoratori, per questo ci siamo sempre battuti e continueremo a farlo, forti della forza delle nostre idee.







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