ANNO 9 n° 230
''Non sono un assassino''
Stefano Pavani resta in carcere e grida la sua innocenza. Il legale: ''E' scosso''
27/05/2018 - 03:08

VITERBO – ''Non sono un assassino e inorridisco davanti all’idea che la società mi reputi tale''. Stefano Pavani da Mammagialla è pronto a gridare la sua innocenza. E lo fa attraverso il suo difensore, l’avvocato Luca Paoletti, all’indomani dell’udienza di convalida che ne ha confermato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere.

''Non sono un assassino. Non voglio che nessuno lo pensi. Perché non è così'', continuerebbe a ripetere ad ogni colloquio in carcere con il suo legale. Il 31enne, a oggi unico indagato per la morte di Daniele Barchi, è in cella da martedì scorso. Quando, in piena notte, è stato fermato dagli uomini della squadra mobile viterbese, coordinati dal commissario capo Donato Marano. Dal ritrovamento del cadavere del 42enne nel monolocale in via Fontanella del Suffragio non passano che pochi minuti, che Pavani viene portato in Questura.

Ieri l’udienza di convalida del fermo e il suo interrogatorio davanti al gip Rita Cialoni: non ha voluto rispondere a nessuna della domande che il pm Stefano D’Arma e il giudice gli hanno rivolto. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non ha raccontato la sua verità. Ma non ha esitato a ribadire la totale estraneità ai fatti. ''Sono innocente. Non sono un assassino''.

Intanto il suo avvocato, in attesa dello sviluppo delle indagini, non può far altro che aspettare che ''questa scabrosa vicenda assuma contorni un po' più chiari. Pavani è scosso''. E su una possibile strada del Riesame: ''Valuteremo, devo ancora leggere tutte le carte''.

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