ANNO 9 n° 264
''Noi siamo acqua'', l'iniziativa di Farnese
22/05/2019 - 15:48

FARNESE - L’incontro di iniziativa popolare dedicato al tema caldo dell’acqua bene comune di ieri 21 maggio 2019 a Farnese è stato molto partecipato, più di 150 persone sedute in cerchi concentrici, a facilitare uno scambio alla pari tra popolazione e amministratori.

Decine gli interventi del pubblico, dopo quelli iniziali previsti, a partire dala biologa molecolare Saviana Parodi, autrice del libro Manuale di Permacultura Integrale, in cui ampia parte è dedicata alla natura dell’acqua e la sua corretta gestione: “L’acqua è sacra, ma il rispetto dell’acqua non c’è più. Non rispettiamo noi stessi non rispettando l’acqua: noi siamo acqua. Dobbiamo cambiare noi in prima persona, cominciando con il ridurre drasticamente il nostro consumo quotidiano di acqua e smettendola di fare pozzi: ad ogni pozzo che perforiamo gettiamo materiali pesanti nell’acqua. Assurdo non preoccuparsene e poi doversi alambiccare su come depurarla. L’acqua più pura, e potabile, è quella piovana: torniamo a raccoglierla come facevano i nostri avi, e ancora oggi, per esempio, in tutta l’Australia. È la cosa più facile che si può fare, già in molti lo fanno, avete esempi anche a Farnese”.

“Prendiamo ad esempio questa bambina di Farnese seduta accanto a me” ha esordito nel suo intervento il Presidente dei Comuni Virtuosi Bengasi Battisti. “Pesa 25 kg. Di lei 20 kg circa sono acqua. La sua salute dipenderà dalla salubrità dell’acqua. Ha diritto di averla sana e di averla, a prescindere dalle sue condizioni socio-economiche. Se accadesse per il diritto di accesso alle cure ci sarebbe una rivolta, per l’acqua no. Sta passando la sua trasformazione in merce. Dietro l’illusione di una gestione pubblica c’è una gestione privata: Talete è infatti una società per azioni e come tale risponde al diritto privato, e non coinvolge i Consigli Comunali ma solo i sindaci, così indeboliti e sotto ricatto dei partiti. Pubblica sarebbe invece una gestione che ha per oggetto un consorzio tra Comuni. L’acqua è un bene inalienabile ed esauribile, i cittadini devono poter vigilare sulla sua corretta gestione”.

Il Comitato Farnese Ambiente Salute e Territorio e il Coordinamento dei Comitati della Tuscia, il Comitato Non ce la beviamo di Viterbo, hanno lanciato in questa occasione la raccolta firme volta a richiedere due cose: alla Regione la applicazione della legge di volontà popolare 5/2014 attraverso decreti attuativi per la definizione di ambiti di gestione territoriale dell’acqua su base “idrografica”, cioè sulla base della conformazione reale dei flussi delle acque e dell’orografia invece che in base ai confini amministrativi (com’è ora, con la conseguente dispersione energetica dovuta alla difficoltà di gestione); secondo scopo della raccolta firme e del movimento che si sta creando, chiedere ai propri sindaci di riunirsi in consiglio di amministrazione della società per azioni Talete (di cui sono gli unici componenti) e votare per la ripubblicizzazione dell’azienda di gestione dell’acqua. Questo a partire dall’Ambito Territoriale O1 (ovvero Farnese più gli altri 57 Comuni della provincia di Viterbo tranne Oriolo Romano e Veiano, più 3 Comuni della provincia di Roma), ma la possibilità c’è per tutti gli Ambiti Territoriali.

In più, data la particolare situazione (ma non unica) in cui versa il Comune di Farnese, ovvero l’alta presenza di floruri e arsenico della sua acqua pubblica, il Comitato Farnese Ambiente Salute e Territorio, supportato dai presenti, ha chiesto al Sindaco che verrà eletto il 26 maggio di convocare un rappresentante del Comitato per definire insieme l’avvio di un tavolo di lavoro dedicato alla ricerca della soluzione più economica e realistica possibile per avere finalmente in paese acqua potabile.

“Come evinto durante l’incontro – dichiara il Comitato – le soluzioni più economiche e realistiche sono spesso le meno battute, spesso per mancanza di informazioni degli enti preposti alla somministrazione di finanziamenti, come la Regione Lazio che ha fatto spendere ai contribuenti più di 500mila euro per un depuratore che non ha mai potuto funzionare a causa dell’ingente costo di gestione preventivato, non sopportabile da un piccolo Comune e in ogni caso insensato”.

Tra gli interventi degli abitanti di altri Comuni, Alessia racconta: “A Marta abbiamo la casetta dell’acqua potabile rotta da anni, io sono stata varie volte dal sindaco ma lui dice che non ci può fare niente, che sta alla Talete… Io non ci credo più nella delega: dobbiamo riprenderci il diritto a occuparci delle questioni che riguardano la cittadinanza, dobbiamo riunirci più spesso, creare momenti di aggregazione non solo mangereccia, in cui affiatarci e scoprire le nostre potenzialità come esseri umani, anche creative, per non essere sottomessi alla volontà delle multinazionali”.

 






Facebook Twitter Rss