ANNO 9 n° 343
''Nei campi sotto il sole per 13 ore al dì''. Indagine del sindacato tra gli immigrati
L'Usb raccoglie testimonianze attraverso uno sportello itinerante. Allarme per le condizioni di sicurezza sul lavoro
15/07/2019 - 06:44

VITERBO - (S.L.) - In che tipo di raccolta sei impiegato? Quante ore di lavoro svolgi? Hai un contratto? Ti pagano? Sai leggere la busta paga? ''A quest’ultima domanda – spiega Elisa Bianchini dell’Usb di Viterbo, il sindacato che in questi giorni sta svolgendo un’inchiesta sul lavoro agricolo – gli immigrati che incontriamo per strada rispondono in media quasi tutti sì, poi nei fatti non sanno neanche a quanti giorni di ferie hanno diritto''.

Via Trento, tra la stazione ferroviaria e la fermata degli autobus. Non lontano da questo punto si trova una delle strutture dove trovano accoglienza decine di stranieri arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo. Verso le 18 li vedi passare in bici o a piedi che rientrano dai campi: ''Svolgono in molti casi 12-13 ore di lavoro al giorno, sotto il sole, per 3-4 euro l’ora, senza turnazione o pause'', dice sempre Elia Bianchini. Quando quelli dell’Usb li avvicinano per il loro sondaggio, qualcuno tira dritto, afferrando al volo il volantino che contiene brevi informazioni sui diritti dei lavoratori e raccomandazioni sulla sicurezza; altri invece si fermano al banchetto e rispondono alle domande scritte in francese e in inglese da ragazzi come loro: ''Il questionario lo abbiamo impostato insieme con alcuni braccianti stranieri, ed è in formato anonimo'', dice sempre Bianchini. L’Usb dedica al progetto un giorno a settimana attraverso una sorta di sportello itinerante che si sposta nelle campagne e nei punti di ritrovo dei lavoratori. ''Siamo partiti con questa iniziativa perché attraverso i nostri sportelli avevamo colto dei segnali preoccupanti. Abbaimo iniziato senza pregiudizi. I primi risultati però confermano quanto temevamo''.

Meloni, angurie, cavoli, cavolfiori, patate: nelle campagne intorno a Viterbo gli immigrati sono impiegati soprattutto in questi tipi di raccolta, per aziende che vendono alla grande distribuzione, spiegano sempre dal sindacatp: ''Abbiamo ricevuto testimonianze da immigrati che lavorano dodici, tredici ore di fila d’estate, sotto il sole con una sola bottiglietta d’acqua (dentro gli zaini di più non possono portare) e 8 - 9 ore d’inverno per tre o 4 euro l’ora”. Situazioni estreme, per questo il volantino dell’Usb s’intitola “La tua vita è più importante di tutto''.

Ma a preoccupare il sindacato ci sono anche le segnalazioni sulla sicurezza: ''Spesso questi lavoratori si trovano a maneggiare sostanze chimiche come erbicidi, concimi, diserbanti senza alcuna protezione. Solo alcuni si attrezzano in proprio come possono, magari comprando un paio di guanti al supermercato, che, come è evidente, in questo caso non servono assolutamente a niente''. Inoltre, sempre secondo l’Usb, ci sarebbero casi di immigrati messi alla guida di mezzi agricoli senza nessuna preparazione o privi di patentino: ''Per cui se succede una tragedia, questa non viene neanche classificato come incidente sul lavoro e la famiglia della vittima non ha diritto neanche a un indennizzo''.

Ma perché è così difficile denunciare? ''Impossibile. Dopo il decreto Salvini la permanenza di questi ragazzi è vincolata a un contratto lavoro. Senza, rischiano di uscire al circuito dell’accoglienza e diventano irregolari. Per cui si trovano ad accettare qualsiasi tipo di contratto: una pratica diffusa vede applicare contratti standard di 12 ore la settimana, in modo che in caso di un controllo, formalmente sembra tutto in regola. Invece le 11 o 12 ore di lavoro non sono settimanali, ma giornaliere''.







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