ANNO 8 n° 344
''Metodo Ciarrapico? Lo conoscevano tutti ma nessuno ce ne ha mai parlato''
Macchina del Fango, in aula gli ex collaboratori di Gianlorenzo:
''Io, licenziato in tronco per non aver accettato la riduzione di stipendio''
05/12/2018 - 07:23

VITERBO – ''Metodo Ciarrapico? Sapevamo cosa fosse per sentito dire. Tutti lo conoscevano, ma nessuno ce ne ha mai parlato espressamente. Comunque non lo abbiamo mai utilizzato''. Sono alcuni degli ex collaboratori del giornalista Paolo Gianlorenzo a raccontare in aula quale fosse il clima lavorativo all’interno della redazione del ''Nuovo Viterbo Oggi'', di cui era direttore.

Riduzione di stipendi da accettare per evitare il licenziamento in tronco, buttafuori presenti alle riunioni della cooperativa e soprattutto un metodo studiato ad hoc per infangare, sulle pagine del giornale ''il politico di turno, portarlo allo stremo delle forze e una volta massacrato, farselo amico per ottenere favori personali’’. Portarlo allo stremo, dunque, e, con la promessa di smettere quella ''mattanza mediatica'', raggiungere secondi fini. Questo il metodo Ciarrapico, che avrebbe portato negli anni ad infangare personaggi pubblici come il senatore Francesco Battistoni o l’odierno presidente della viterbese Piero Camilli. Il tutto, secondo la Procura, per ottenere favori personali.

''Dovete saper riconoscere quali sono i nostri nemici'' avrebbe detto Gianlorenzo ai suoi redattori durante una riunione nell’agosto del 2011. ‘’Trovare tutto il materiale necessario per ammazzarli e poi portarlo a me''.

Impossibile rifiutarsi o contestare, pena il licenziamento in tronco. Come sarebbe accaduto ad alcuni collaboratori, licenziati solo per non aver accettato le condizioni – anche economiche – imposte dall’alto.

''Chiedevamo una maggiore solidità economica, invece ci hanno messo di fronte ad una riduzione di stipendio dall’oggi al domani. Siamo stati minacciati e licenziati'' ha spiegato in aula un ex fotoreporter e cronista del giornale. Così la denuncia. Supportata dalla registrazione di una riunione in cui l’ex direttore Gianlorenzo, spiegati i metodi di lavoro, avrebbe minacciato tutti i presenti di licenziamento.

Finito a processo assieme alla presidentessa della cooperativa Viviana Tartaglini e ad altri sei imputati, devono ora rispondere a vario titolo di minaccia, estorsione, abuso d’ufficio e rivelazione di atti segreti.







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