ANNO 9 n° 325
''Metodo, servizi, ricerca e internazionalizzazione: le proposte''
Stefano Ubertini candidato rettore: ''Il mio programma frutto di un processo di condivisione con studenti, docenti e tecnici''
23/09/2019 - 06:50

VITERBO - (MDL) Stefano Ubertini è il terzo candidato al Rettorato dell'Unitus. In vista del voto del 2 ottobre si conclude con lui il ciclo di interviste di Viterbonews 24 per conoscere i tre candidati (gli altri due sono Giulio Vesperini e Andrea Vannini).

Nato a Perugia,45 anni, è a Viterbo dal 2012. E' direttore del Deim (Dipartimento economia, ingegneria, società e impresa) dove è docente ordinario di Macchine e termodinamica applicata. Dall'inizio della sua attività accademica ha coordinato oltre 25 progetti di ricerca su convenzione finanziati da enti pubblici e privati su sistemi energetici, celle a combustibile, termo-fluidodinamica numerica, risparmio energetico.

Lei è stato il primo a candidarsi. Chi prima inizia è a metà dell’opera?

''Essere il primo o l’ultimo non ha molta importanza, contano le idee e le proposte per il futuro dell’Ateneo. Le politiche e le azioni che ho tracciato nel programma sono il risultato di un processo di condivisione e confronto con studenti, dirigenti, tecnici, amministrativi e colleghi di tutti e sei i Dipartimenti dell’Ateneo. Non porto avanti le mie idee ma quelle delle tante persone che sostengono la mia candidatura.

Poi ho deciso di candidarmi con largo anticipo semplicemente perché volevo dare tempo a tutti di leggere il mio programma e avere io tempo a sufficienza per confrontarmi con la comunità. Sto cercando di parlare con più persone possibile, colleghi, dirigenti, tecnici, amministrativi, studenti''.

L’Unitus è un’istituzione universitaria piuttosto giovane, ma che cosa promuove e cosa boccia del lavoro fatto sino ad oggi?

''È vero che siamo un ateneo giovane, avendo appena compiuto quarant’anni, ma possiamo affermare senza pericolo di smentita di svolgere un ruolo da protagonista nell’ambito della realtà universitaria italiana ed internazionale. Il livello di soddisfazione dei nostri studenti è tra i più alti in Italia e deteniamo il primato della percentuale di laureati con genitori non laureati. Nella ricerca poi l’Università della Tuscia vanta eccellenze in diversi ambiti culturali, scientifici e tecnologici, come evidenziato dall’ultima valutazione dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Non credo che ci siano bocciature da fare, piuttosto dobbiamo lavorare per migliorare quegli aspetti che per diversi motivi non siamo riusciti a curare adeguatamente in passato. Mi riferisco in particolare alla dimensione internazionale dell’ateneo, soprattutto in termini di attrattività di studenti stranieri, e all’implementazione di un’amministrazione moderna ed efficiente. Sicuramente anche la legittimazione in ambito nazionale ed internazionale di Viterbo come “Città Universitaria”.

Su cosa dovrebbe puntare l’Unitus per accrescere il suo appeal?

''Dobbiamo prima di tutto partire dal nostro interno, rafforzare il senso di appartenenza, favorire il sentimento di comunità, cercare di affrontare le sfide future in maniera compatta, coordinata e positiva verso l’unico obiettivo che conta: il successo dell’Ateneo. Per questo occorre migliorare il rapporto cooperativo tra i Dipartimenti e l’amministrazione centrale e recuperare le identità culturali, che in alcuni casi si sono frammentate.

Poi occorre che i Dipartimenti lavorino di concerto con l’Ateneo per comunicare più efficacemente i risultati di eccellenza conseguiti, migliorare la visibilità della nostra Università nel web, consolidare la nostra presenza nei social network, favorire nuove iniziative di media di Ateneo e coinvolgere gli studenti in questi processi. La quasi totalità dei programmi di finanziamento nazionali e internazionali richiedono specifiche azioni di comunicazione, ambito in cui noi abbiamo grandi professionalità.

La mia idea è istituire un sistema di comunicazione della ricerca di eccellenza a disposizione di tutti i docenti dell’Ateneo, efficace ed efficiente, alimentato anche dalle risorse attratte con i progetti di ricerca selezionati nei bandi competitivi. Avremmo un triplice risultato: dare impulso ad un settore cardine della nostra Università, realizzare finalmente una libreria di contenuti multimediali della ricerca e della didattica di Ateneo, e sviluppare delle professionalità che nel lungo termine potrebbero essere spendibili anche all'esterno''.

Come giudica la convivenza tra l’Ateneo e la città di Viterbo?

''La convivenza è ottima, ma non è sufficiente. La sfida è quella di superare il concetto di semplice convivenza, fare in modo che Viterbo e la sua Università siano identificabili l’una con l’altra, un connubio indissolubile come accade in altre realtà nazionali ed internazionali. Molto è stato fatto in passato, soprattutto nei rapporti con le Istituzioni del territorio. Mi riferisco per esempio agli accordi strutturali di collaborazione con la ASL, il Tribunale di Viterbo, la Procura della Repubblica, le associazioni di imprese e gli ordini professionali.

Ma molta strada è ancora da percorrere. Ho delineato alcune azioni nel programma che ritengo cruciali: la realizzazione di programmi di comunicazione congiunti città-università in cui vengano valorizzate la grande qualità della nostra offerta formativa e l’alta qualità della vita che caratterizza Viterbo e la Tuscia, una più efficace politica di accoglienza degli studenti fuori-sede, con la possibilità di offrire pacchetti studio comprensivi di iscrizione, vitto e alloggio, e la promozione di iniziative culturali ed educative nei confronti della popolazione locale sui temi più caratterizzanti il nostro Ateneo, come la cura e la protezione dell'ambiente e della biodiversità, la sana alimentazione, i beni culturali del territorio, l’integrazione e la parità dei diritti''.

I tre punti chiave del suo programma

''Ho parlato molto di internazionalizzazione, di orientamento e di rapporto con il territorio in questi giorni, argomenti chiave per il futuro dell’ateneo. Ci sono però altre azioni importanti che ci tengo a divulgare. Il potenziamento delle metodologie didattiche innovative non rigidamente legate alla didattica frontale tradizionale è una di queste. Una didattica che metta al centro la figura dello studente. Non mi riferisco solo all’insegnamento a distanza (e-learning) ma anche e soprattutto ad aumentare il coinvolgimento dei ragazzi, favorire l’interazione e la partecipazione, migliorare l’approccio al lavoro di gruppo anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Poi l’implementazione di un sistema per il rafforzamento della ricerca finanziata. Non si tratta solo di creare una struttura di supporto alla progettazione ed alla gestione dei progetti di ricerca, ma soprattutto di valorizzare al meglio il complesso di competenze di cui disponiamo. Uno strumento che identifichi le professionalità presenti in Ateneo e metta in condizioni tutti i professori e i ricercatori di lavorare insieme ed accedere a fondi di ricerca.

Infine i servizi agli studenti e il diritto allo studio. Dobbiamo coinvolgere maggiormente gli studenti nell’offerta formativa e nell’organizzazione dei percorsi didattici, occorre favorire la frequentazione dell’università da parte dei ragazzi anche al di fuori delle ore di lezione e sperimentare nuove forme di welfare studentesco nell’educazione allo sport e alla sana alimentazione, nelle attività ricreative e socio-culturali. Tra le altre cose, facendo seguito al recente rilancio del CUS, propongo di istituire borse di studio, tutoraggi e altre forme di supporto per meriti sportivi, con l’obiettivo di avere sempre più studenti-atleti, che facciano sport con il simbolo della nostra università. È poi indispensabile proseguire nel percorso intrapreso in questi anni per assicurare pari condizioni nel diritto allo studio agli studenti con disabilità o con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), anche attraverso l’istituzione di incentivi trasversali a tutti i corsi di laurea per quegli studenti che, durante il proprio percorso di studio, abbiano avuto un contratto di tutor di supporto a questi ragazzi''.







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