ANNO 8 n° 321
Mafia minaccia imprenditore viterbese
per aver acquistato beni sequestratigli
13/09/2018 - 17:12

VITERBO – Imprenditore viterbese minacciato dalla mafia per aver comprato all’asta oggetti sequestrati. Si aggiunge anche quest’accusa, insieme a quella di estorsione, illecita concorrenza, violenza e impiego di denaro di provenienza illecita, nei confronti della famiglia D’Alterio della quale 6 membri sono finiti in carcere, e 2 sono ricercati, grazie ad un’importante operazione antimafia denominata ''Aleppo''.

Le indagini e l’esecuzione delle misure cautelari, oltre al sequestro preventivo delle quote e del patrimonio aziendale di una società operante nell’ambito del Mercato Ortofrutticolo di Fondi (Latina) e di una società di trasporto ''La Suprema srl'', sono state svolte dai carabinieri in coordinamento alla direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Roma. I militari dell’Arma hanno quindi dato esecuzione, nei comuni di Fondi, Terracina e Mondragone (Caserta) a 6 ordinanze di custodia cautelare, 3 in carcere e 3 ai domiciliari, mentre altre due persone non sono state rintracciate e dunque sono al momento ricercate.

''I provvedimenti sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine denominata ‘Aleppo’ - spiegano i militari pontini guidati dal colonnello Gabriele Vitagliano a Il Messaggero di Latina - avviata sulla base di accertamenti compiuti dalla tenenza carabinieri di Fondi e proseguita, sotto la direzione della citata Dda dal nucleo investigativo, che ha consentito di acclarare il controllo esercitato dalla famiglia D’Alterio sull’indotto del Mof, ottenuto anche grazie a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani. In particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare che il gruppo familiare capeggiato da Giuseppe D’Alterio alias ‘Peppe o’ Marocchino’ ha esercitato un potere intimidatorio di tipo mafioso al fine di monopolizzare i trasporti da e per il Mof, imponendo anche una propria ‘tassa’ ai movimenti effettuati dalle altre ditte''.

Tra i capi d’accusa nei confronti della famiglia D’Alterio anche l’acquisizione di profitti, tramite ''La Suprema srl'', eludendo le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniali e, infine, le minacce contro un imprenditore di Viterbo che aveva acquistato durante un’asta pubblica dei beni sequestrati precedentemente proprio alla famiglia D’Alterio. Le minacce verso il viterbese avevano lo scopo di tornare a possedere quegli stessi beni.







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