ANNO 9 n° 260
Le minacce della banda: ''Ti ammazzo pure il figlio piccolo che c'hai''
Inquietante il quadro delle intimidazioni. Tra le vittime nomi eccellenti
26/01/2019 - 07:24

VITERBO – ''Stavo al telefono prima con quel cornuto lì che voleva aprì …questa sera ammazzo tutti..stasera devo ammazzare qualcuno capito? Questo dice a me fammi lasciare fammi lasciare pure stasera… ti ammazzo dico io…ti ammazzo pure il figlio piccolo che c’hai''. La vittima delle minacce potrebbe essere il gestore di una discoteca che avrebbe fatto concorrenza a quella di Ismail Rebeshi, uno dei 13 arrestati (11 in carcere e due ai domiciliari) dai carabinieri nell’ambito dell’operazione antimafia.

E’ un quadro inquietante quello che emerge dalle intercettazioni dei carabinieri rispetto al clima instaurato in città dal sodalizio criminale smantellato ieri. Gli investigatori, dopo mesi di indagini, sono riusciti a fare luce su una serie di fatti criminali avvenuti negli ultimi 2-3 anni a Viterbo riconducibili tutti alla stessa banda calabro-albanese. Un sodalizio che, attraverso il ricorso sistematico alla violenza e a metodi prettamente mafiosi, aveva l’obiettivo di 'controllare il territorio', in particolare il mercato degli stupefacenti, il recupero crediti e alcuni settori economici: il commercio di preziosi usati (Trovato è titolare di tre 'Compro oro' a Viterbo); i locali notturni frequentati da stranieri (di cui si interessava l'altro capo, Rebeshi); e i traslochi (di cui si occupava Gabriele Laezza).

''Una bella fusione calabresi, albanesi – si vantava uno degli arresti parlando con un amico - la fusione migliore che c’è in tutto il mondo''.

A preoccupare gli inquirenti, come hanno sottolineato il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Michele Prestipino, e il comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo Giuseppe Palma ieri in conferenza stampa, il fatto che i semplici cittadini avevano cominciato a rivolgersi al sodalizio per risolvere le loro controversie.

Nel mirino della banda in particolare i titolari di negozi compro oro, ma anche i professionisti – avvocati e commercialisti - legati ai primi da rapporti personali o professionali. Tra le vittime delle minacce anche nomi eccellenti come Claudio Ubertini, Piero Camilli, Roberto Alabiso, Roberto Grazini. Ma anche carabinieri e un poliziotto ''rei'' di aver indagato sui membri del sodalizio.

Agli arresti insieme a Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, Spartak Patozi detto ''Ricmond'', Sokol Dervishi detto ''Codino'', Gazmir Gurguri detto ''Gas'' e Shkelzen Patozi detto ''Zen'', tutti operai. Tra i viterbesi, invece, Gabriele Laezza, Martina Guadagno, Luigi Forieri, Manuel Pecci, Emanuele Erasmi, e poi Ionel Pavel e Fouzia ''Sofia'' Oufir. Oggi in carcere gli interrogatori di garanzia di 6 degli arrestati.





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