ANNO 8 n° 172
''Le grida di chi non ha voce''
Viterbonews24 propone ai suoi lettori gli articoli vincitori del premio ''A. Vismara'': il terzo classificato è della studentessa Costanza Cataluddi del liceo 'Santa Rosa'
12/06/2018 - 06:45

VITERBO – Gli insegnamenti del professore, giornalista e storico Alessandro Vismara non sono stati dimenticati. A dimostrarlo l’impegno e la bravura degli studenti del Liceo delle scienze umane e Liceo musicale ''Santa Rosa da Viterbo'' di cui Vismara è stato per anni docente e vice preside. A lui è dedicato, da oltre 30 anni, un concorso di articoli giornalistici che quest’anno ha visto la partecipazione di 20 studenti. Ognuno di loro ha redatto un articolo di giornale seguendo il tema proposto per questa edizione dalla commissione giudicatrice: ''La libertà di informazione''.

Viterbonews24 ha deciso di dare spazio agli articoli migliori che, lo scorso 26 maggio, hanno ricevuto i primi tre premi al concorso intitolato al professor Vismara. Quello che segue è l’elaborato di Costanza Cataluddi, classe 3° AM, che ha ottenuto il terzo posto.

''Le grida di chi non ha voce''

La informazioni sono il sottile strato di polvere sulle insegne funebri dei soldati, sono le gocce che scivolano silenziose dagli occhi vitrei dei palazzi, sono gli aerei che fendono l’aria, le rondini che migrano a sud. Sono il mondo che cozza contro l’umanità ed essa non si lascia attraversare; lo rinchiude in un barattolo, sotto le pallide luci di una teca e inizia, lentamente, con un fremito di timore reverenziale, a sventrarle fino al midollo.

Della storia e degli errori ne è stata fatta un’arma letale, qui non si sta evitando di cadere in tentazione ma di farlo meglio, di farlo più forte. La vera essenza del potere scorre nelle vene di chi è abituato a respirare la puzza di questi laboratori, dove la verità viene strangolata, gettata tramortita in una cella e dopo anni sguinzagliata tra la folla che, come un uomo reduce da impronunciabili torture, non è più la stessa.

Ci sono uomini e donne che hanno visto ciò che avviene lì dentro, ma gli dei in giacca e cravatta, con il loro occhio di vetro, stroncano quelle voci sul nascere e li costringono a strisciare nell’ombra. Quanti eroi senza una lapide si dibattono come larve nella tela di un ragno? E il mondo non lo sa, non lo può sapere. Le loro grida si perdono nelle onde elettromagnetiche e le loro parole violentate nei bagni delle redazioni, sfigurate sulla colonna di una prima pagina, si imprimono nella carta con un inchiostro fatto di sangue.

Passeggiando per le strade si insegna ai propri figli l’arte della disillusione, in modo che tutto quello che accade davanti ai loro occhi possa sembrargli normale. Difatti nessuno sa cos’è celato dietro le gonne della Democrazia e chi l’ha scoperto può solo raccontarlo al ronzio delle mosche sulla sua carcassa. La morte è seduta in parlamento, nella curia vescovile, comanda le truppe militari e ha fatto del coraggio un’eresia.

L’atrocità con la quale la libertà d’espressione viene negata non si è affatto ammansita nel tempo, è semplicemente cambiato il modo di mettere le catene. Tutto ciò che viene concesso, perché qualcosa deve pur essere concesso, è di restare in silenzio, di restare a guardare mentre milioni di esistenze si spengono nell’ombra. Così il canto della menzogna continua ad imperversare ed è vano coprirsi le orecchie, è inutile parlare più forte; il suo fragore copre ogni altro grido, anche l’urlo disperato della coscienza. Ma non quello del mondo intero, composto dalle voci di singoli uomini.

Costanza Cataluddi, classe 3° AM





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