ANNO 9 n° 323
Lavoratore sequestrato e picchiato, indagato il titolare dell'azienda
Avrebbe commissionato il pestaggio del giovane viticoltore per non pagargli lo stipendio
11/10/2019 - 02:12

GALLESE – (b.b.) Dietro al sequestro e al brutale pestaggio del giovane dipendente di un’azienda vinicola di Gallese, ci sarebbe il titolare 55enne della stessa ditta. Secondo gli inquirenti sarebbe stato lui il mandante dell’aggressione avvenuta fuori da un bar del paese lo scorso 5 giugno: dopo la richiesta legittima del ragazzo di essere pagato per il lavoro svolto e il rifiuto del datore, in tre lo avrebbero caricato su un furgoncino e poi pestato a sangue, spedendolo in ospedale con costole rotte e una prognosi di 20 giorni.

Da martedì scorso i tre stranieri sono agli arresti domiciliari per sequestro di persona e lesioni aggravate. Le stesse accuse per cui ora gli inquirenti starebbero indagando a piede libero anche il titolare dell’azienda in cui la vittima lavorava.

''Senza regolare contratto, che avrebbe solamente voluto quello che gli spettava'' ha commentato il procuratore capo Paolo Auriemma all’indomani dell’arresto dei tre presunti aggressori. Un arresto che rappresenta ''l’ennesimo tassello di un’articolata indagine partita dalla Procura di Roma ed estesa a tre province'' che avrebbe portato a galla un giro di sfruttamento del lavoro da parte di imprenditori locali ai danni di ''stranieri bisognosi disposti a lavorare anche 10 ore al giorno per paghe minime''.

A far scattare le iniziali verifiche dei carabinieri, delle presunte irregolarità nei contratti di affitto di alcuni immobili, che risultavano essere intestati ad un singolo soggetto, ma nei quali poi moltissime altre persone dichiaravano di vivere e di avere il proprio domicilio. Da questa scoperta sarebbe dunque emersa un’associazione a delinquere ben articolata finalizzata all’introduzione e alla permanenza illecita di stranieri in Italia. Da sfruttare poi all’interno di aziende come manodopera sottopagata.

Una serie di scenari di presunto caporalato che nella Tuscia hanno già portato all’arresto di due imprenditori: si tratta di un tagliaboschi di 59 anni di Acquapendente e di un pastore sardo di 72 anni, nato a Nuoro ma residente a Viterbo, già imputato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in un altro procedimento penale.

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