ANNO 8 n° 268
La mostra personale di Maria Pizzi
Dal 26 maggio al 7 giugno a Viterbo sarà esposta “Questa Divina Commedia”
22/05/2018 - 13:11

VITERBO - Dal 26 maggio al 7 giugno a Viterbo allo spazio Pensilina (P.zza del Sacrario) sarà esposta “Questa Divina Commedia”(quando la fotografia si fa scrittura scenica), mostra personale di Maria Pizzi a cura di Achille Bonito Oliva. In mostra videoproiezioni: “Cartoni Inanimati”, video intorno ai canti dell’Inferno dantesco, su stoffa mossa da ventilatori, un’installazione versione “locandina” sulla facciata esterna di 16mt x 4mt con luce e voce in 34 variazioni sonore di uno stesso motivo come i 34 canti dell’inferno, un’installazione fotografica: “Fotoromanzo chiassoso” luci e sonoro sull’omicidio di Guy de Montfort avvenuto nella chiesa del Gesù a Viterbo canto XII Inferno e la critica sonora di Achille Bonito Oliva.

Nell’opera di Maria Pizzi “Questa Divina Commedia” la morte è la prova che esiste l’al di qua,l’al di qua dell’arte!Per cui chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Per l’artista e l’inclito pubblico è vietato guardare. Prevale il rumore del tempo che diventa suono e forma di preavviso. Tutti dovete morire. (Achille Bonito Oliva)

Maria Pizzi spezza, frantuma e ricompone con la virulenza di chi non vuole lasciare dietro di sé una traccia lasca, incerta e incolore. Gratta il marciume e lo cristallizza per ostenderlo in sceneggiature macabre e ironiche fino al raggiungimento di un’estetica della comicità ribaltata e inversa: la pantomimica esaltazione dello sprofondare. (Salvatore Enrico Anselmi)

Maria Pizzi, laureata in architettura vive e lavora a Soriano nel Cimino e a Roma, utilizza la fotografia come una scrittura effimera ovvero la sequenza, le riprese con obiettivo macro sottraggono spazio e prospettiva. “La bella figura”: l’uso esclusivo delle fotografie per le riprese filmiche azzera la differenza tra la vita e la morte ecco allora che il viaggio di Dante si raddoppia in un viaggio visivo visionario e sinistramente ironico, in un rapporto scenico “teatrale” dove la pellicola della fotografia “recita” al posto della pelle dell’attore. La drammaturgia sia nelle installazioni che nei filmati è affidata al sonoro che guida le piccole azioni e mai le commenta. Ecco Maria Pizzi taglia e fa a pezzi,seziona e stratifica, muove i brandelli delle immagini con la conoscenza arcaica dello stop motion, che è una delle tecniche originarie del cinema, che nacque proprio da lì, da una sequenza di scatti messi in fila.

Nel catalogo sono presenti i testi critici di Achille Bonito Oliva, Salvatore Enrico Anselmi e un decalogo flash di Maria Pizzi. La mostra personale è aperta dal 28 maggio al 5 giugno, con orario 10-13 e 15-19.







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