ANNO 3 n° 143
La difesa: ''Camilli estraneo ai fatti''
Parla l'avvocato Mattia Grassani: ''In caso di condanna ricorreremo al Tar''
31/07/2012 - 04:00

di Domenico Savino

“Piero Camilli è totalmente estraneo ai fatti. La sua è una posizione di totale intransigenza nei confronti di chi lo accusa e soprattutto è indignato per la mancata accettazione di contraddittorio”. Così  l’avvocato Mattia Grassani, uno dei maggiori esperti di diritto sportivo, legale del patron del Grosseto e politico viterbese accusato di illecito sportivo dal procuratore della Figc Stefano Palazzi. Sono quaranta le pagine della memoria difensiva presentata dagli avvocati di Camilli (insieme a Grassani ci sono i due penalisti viterbesi: Enrico Valentini e Pierfrancesco Bruno) . Memoria che è stata presentata in Figc a Roma nella sede di via Po.

Domani è il giorno del giudizio in commissione disciplinare: è possibile che il dibattimento per l’importanza e il numero elevato degli imputati si protragga fino al 2 agosto e, secondo Grassani, le prime sentenze giungeranno “entro la metà della settimana successiva”. L’idea è quella di chiudere le udienze della disciplinare intorno a Ferragosto per poi lasciare spazio alla Corte di giustizia federale, l’Alta corte del Coni ed eventualmente Tar del Lazio. “C’è anche la possibilità di ricorrere al giudice civile” ha aggiunto Grassani.

Insomma Camilli promette battaglia per tutelare la sua immagine di sportivo che rischia di essere infangata dalle pesanti accuse che gli sono state mosse da un gruppo di ex tesserati del Grosseto, a partire dal direttore sportivo Andrea Iaconi, poi i giocatori Joelson, Turati e Acerbis. Si fa riferimento alla presunta combine in merito alla partita Ancona – Grosseto dell’aprile 2010 finita 1-1. Il rischio per Camilli riguarda una condanna fino a tre anni per illecito sportivo al fine di ottenere un vantaggio in chiave play off per i biancorossi maremmani, nonché la retrocessione della squadra in Lega Pro, la ex Serie C 1.

Ma domani è anche la giornata dell’audizione di Bonucci alla disciplinare. Il difensore della Juventus, nativo di Pianoscarano, rischia fino a tre anni di squalifica dopo che Andrea Masiello (ex giocatore del Bari, squadra in cui militava Bonucci, e suo grande  accusatore) ha fatto il nome del centrale della Nazionale in merito alla presunta combine nella partita Udinese – Bari del maggio 2010 finita 3-3. Nell’occasione oggetto della scommessa era il pareggio con over, cioè con più di tre gol.

La situazione è complessa per Bonucci e sembra che, così come sta accadendo per il tecnico della Juventus Antonio Conte, il difensore possa patteggiare nel tentativo di ottenere uno sconto della pena. La linea difensiva del giocatore viterbese poggia su basi “deboli”: infatti si parla di una certa “invidia” da parte di Masiello nei confronti di Bonucci.  che avrebbe due assi da giocare: la testimonianza di Gianni Carella e Fabio Giacobbe, ritenuti molto credibili dalla Procura di Bari, e che scagionerebbero il difensore azzurro. I due raccontano infatti che, riguardo ad Udinese-Bari, match che Masiello avrebbe tentato di combinare, lo stesso terzino biancorosso avesse loro rivelato di un accordo tra lui e i due giocatori friulani, Pepe e Di Natale.

Il secondo asso nella manica è la propria posizione di semplice persona informata dei fatti nel procedimento penale di Bari. Se il difensore fosse davvero stato coinvolto attivamente nel tentato illecito, è ovvio che il suo nome sarebbe dovuto figurare sul registro degli indagati della Procura barese. Nel caso in cui Palazzi si convincesse dell'insussistenza di prove per l'accusa di tentato illecito, e derubricasse il tutto ad una semplice omessa denuncia, Bonucci potrebbe anche decidere di prendere in considerazione l'ipotesi del patteggiamento.

Facebook Twitter Rss