ANNO 9 n° 262
L’andrologo e la fertilità nell’uomo
Parla il Dott.re Andrologo Urologo Andrea Militello
14/06/2019 - 12:44

Negli ultimi tempi leggiamo sempre più che la fertilità nelle coppie si è ridotta e che una certa parte di infertilità è legata al fattore maschile, a tal proposito abbiamo consultato Dottor Militello Andrea, il nostro andrologo di riferimento, premiato nel 2018 come miglior urologo andrologo in Italia e anche per i 2019 in nomination tra i migliori andrologi in Italia .

Salve, in effetti la fertilità, specialmente nella nostra popolazione, è in netta e importante riduzione e dobbiamo ormai riconoscere che circa il 30% della infertilità in una coppia è legata al fattore maschile.

Per quale motivo lei vede pazienti maschi con ridotta fertilità?

Succede spesso che nella coppia, al momento in cui si decida di avere una gravidanza, ai primi insuccessi la donna si rivolga al proprio ginecologo iniziando a fare un percorso diagnostico. Difficilmente nello stesso tempo e spesso come ultima ipotesi anche l’uomo si sottopone a un controllo andrologico e all’esecuzione di uno spermiogramma. Può succedere che i risultati dello spermiogramma non siano assolutamente compatibili oppure non sia in grado di permettere una gravidanza per via naturale.

Quali sono allora le analisi che un paziente deve fare e quali sono eventualmente le terapie?

I primi esami da eseguire con dicevo sono lo spermiogramma che deve rispettare le linee guida WHO 2010 e talvolta la spermio-coltura per escludere la presenza di infezioni delle vie seminali.

Indispensabile anche la visita andrologica con esecuzione di esami ecografici per escludere la presenza di un varicocele o di una prostatite.

Qualora vi siano problemi legati alla produzione di spermatozoi o alla loro mobilità si può procedere all’esecuzione di esami ormonali quali FSH, LH, testosterone, Inibina B e nei casi più gravi in cui si ha una assenza di spermatozoi, condizione conosciuta con azoospermia, sottoporre il paziente anche a uno studio anatomico delle vie seminali per escludere le cosiddette forme ostruttive e a studi genetici per escludere le cosiddette forme secretive.

E da un punto di vista terapeutico?

Talvolta nelle forme blande basta supportare l’azione degli spermatozoi con delle terapie integrative, alcune volte quando il problema è legato una scarsa attività testicolare si può intervenire con alcuni farmaci stimolatori farmaci, talvolta per la presenza di un varicocele il solo intervento di asportazione del varicocele può migliorare nettamente la spermatogenesi, mentre in alcuni casi siamo costretti a ricorrere alla procreazione medicalmente assistita

 

 

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