ANNO 9 n° 204
Isde: ''Tutelare risorse idriche per salute ed ambiente''
Il 22 marzo la Giornata mondiale dell'acqua
22/03/2019 - 11:11

VITERBO - L'acqua pulita e salubre è una condizione fondamentale per la salute infatti noi siamo l'acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali essa è costituente preponderante.

Siamo anche l'acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale gli inquinanti possono penetrare e persistere.

L'80% circa dell'organismo di un neonato è fatto di acqua mentre di circa il 70% è la parte di acqua in un individuo adulto e con l'avanzare dell'età questa percentuale tende a ridursi.

L'assunzione di acqua contaminata rappresenta quindi un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini e specialmente nel periodo gestazionale a causa di sostanze che possono essere in essa contenute come i pesticidi, i metalli pesanti, microrganismi patogeni, tossine, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) - etc.

L'accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future.

Nel mondo oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e questo compromette fortemente il loro stato di salute in termini di malattia e morte.

L'acqua è una risorsa non illimitata e la sua disponibilità si sta riducendo anche in Europa e in Italia anche a causa di periodi sempre più prolungati di siccità. L'acqua dolce sulla faccia della terra è infatti circa solo il 3% del totale e dovrebbe essere protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, e con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale. (https://www.eea.europa.eu/publications/eea-signals-2018-water-is-life)

Anche nell'Alto Lazio e in particolare per i bacini lacustri di Bolsena, Bracciano e Vico dovrebbero essere posti in essere interventi tesi a preservare gli ecosistemi di questi laghi e quindi le caratteristiche di idropotabilità delle loro acque che riforniscono acquedotti di diversi comuni del viterbese e per quanto riguarda Bracciano anche il Comune di Roma.

Purtroppo dobbiamo, anche in questa Giornata mondiale dell'acqua, tornare a chiedere una maggiore attenzione ed impegno da parte delle Istituzioni e degli Enti preposti circa le condizioni critiche in cui versano i tre laghi dell'Alto Lazio per diverse situazioni che vanno dall'eccessiva captazione, come per il lago di Bracciano, fino ai fenomeni di inquinamento per inefficienza di sistemi di depurazione e a causa di attività antropiche circumlacuali e in particolare per le coltivazioni intensive delle nocciole come per il lago di Vico e come potrebbe accadere a breve anche per il lago di Bolsena.

Il tema dei danni al paesaggio, agli ecosistemi lacustri, alla qualità delle acque e quindi alla salute delle persone e più in generale all'ambiente è stato affrontato la scorsa settimana in un convegno dal titolo molto evocativo ' I noccioli del problema', svoltosi ad Orvieto.

La dottoressa Antonella Litta, referente dell'Associazione medici per l'ambiente- Isde (Internationa society of doctors for the environment) in quella occasione è intervenuta sul tema : ' Tutelare l'ambiente per tutelare la salute: il caso di studio del lago di Vico'.

L'intervento della dottoressa Litta, ha esposto le cause che hanno portato al grave degrado e all'inquinamento del lago di Vico e che hanno privato da anni della possibilità di un approvvigionamento sicuro e salubre di acque captate dal lago le popolazioni di Caprarola e Ronciglione.

Nella sua relazione, la referente dell'Isde ha ripercorso anche le drammatiche quanto emblematiche storie di altri bacini lacustri evidenziando la necessità di un rapido abbandono dell'agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura senza pesticidi, più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle logiche di sfruttamento e profitto delle monocolture.

Un' agricoltura che non contribuisca ai cambiamenti climatici come fa invece l'agricoltura intensiva e le monocolture, un'agricoltura quindi che non inquini l'aria, l'acqua e il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l'ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.






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