ANNO 9 n° 109
Insultato perché omosessuale, il capitano: ''La mia non è più vita''
Ora è parte civile nel processo per diffamazione: al vaglio della Procura decine di post su Facebook
09/04/2019 - 02:20

VITERBO – (b.b.) Salito tristemente agli onori di cronaca dopo essere stato arrestato per droga nel maggio scorso, l’ex comandante dei carabinieri di Terracina Angelo Bello, è finito nuovamente in tribunale. Questa volta come parte lesa nel procedimento per diffamazione a carico di un collega residente a Viterbo che, su Facebook, lo avrebbe pesantemente insultato e offeso.

''Da quando è stata resa nota la notizia del mio arresto e di quello del mio compagno convivente, la mia non è più vita – ha spiegato in aula, di fronte al giudice Giacomo Autizi – ho dovuto cancellarmi da ogni social per respirare un po’: per me anche un solo insulto è tanto''.

A finire in tribunale per diffamazione, l’uomo che, secondo la Procura, non solo avrebbe pubblicato all’interno di un gruppo per ex allievi marescialli, la notizia dell’arresto per droga del capitano, ma lo avrebbe addirittura insultato perché omosessuale, facendo anche riferimento ad un suo stato di salute.

''’Impensabile che porti la mia stessa uniforme'' avrebbe scritto sotto al post. Centinaia e centinaia gli iscritti al gruppo che avrebbero letto e assecondato tali commenti. A cui il capitano Bello, ad oggi rimosso dal servizio in attesa del rinvio a giudizio per droga, non avrebbe reagito se non cancellando il proprio profilo.

''Se non lo avessi chiuso, probabilmente oggi avrei decine e decine di prove in più delle diffamazioni che ogni giorno ero costretto a subire''.

Finito in manette il 18 maggio del 2018, lui e il suo compagno sarebbero stati trovati in possesso di 50 grammi di shaboo, una pericolosissima droga di origine sintetica della famiglia delle anfetamine. Ma se per questa storia è ancora tutto da scrivere, per il procedimento per diffamazione, nel quale il capitano Bello si è costituito parte civile, si tornerà in aula a metà ottobre.







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