ANNO 9 n° 178
''Informa'' un amico dell'imminente arresto, per il collegio non c'è favoreggiamento
Assolto dopo otto anni: per l'accusa interferì nell'operazione Genio e Sregolatezza
16/05/2019 - 05:50

VITERBO –  (b.b.) Finito a processo per una vicenda datata 23 ottobre 2012, ieri, a distanza di sette anni, ha potuto finalmente scrivere la parola fine al suo calvario giudiziario.

Secondo la procura di Viterbo, avrebbe informato un suo conoscente dell’imminente arresto a cui, di lì a poche ore, sarebbe andato incontro e di alcuni controlli da parte della Guardia Forestale all’interno della sua azienda: da qui le accuse di rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento.

Il conoscente, a cui l’uomo avrebbe rivelato segreti giudiziari, rischiando di intralciare indagini e giustizia, è un nome tutt’altro che sconosciuto nell’imprenditoria viterbese: si tratterebbe di Roberto Tomassetti, finito nella bufera giudiziaria proprio nell’ottobre 2013 per una serie di appalti pubblici turbati e gare d’appalto pilotate. Uno dei principali imputati nella maxi operazione Genio e Sregolatezza, patteggiò nel 2013 quasi due anni di condanna.

Ma di quell’arresto, che lo colpì il 23 ottobre del 2012, Tomassetti ne sarebbe venuto a conoscenza qualche giorno prima, proprio perché informato dall’uomo finito a processo di fronte al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

''Rivelando a terzi quello che stava per succedere, M. ha messo a repentaglio la riuscita delle indagini e dell’operazione - ha spiegato il pubblico ministero Stefano D’Arma ripercorrendo gli incontri e le telefonate tra i due – e alterato verosimilmente le prove: sappiamo che Tomassetti ha mandato subito i suoi pc dai tecnici informatici per la formattazione e la cancellazione di tutti i dati. Chi può dirci che non abbia fatto sparire altri computer oltre quelli finiti in sequestro?''.

Per questo avrebbe voluto per l’uomo una condanna a un anno e due mesi di reclusione: una richiesta respinta in blocco dal tribunale.

''L’arresto c’è effettivamente stato, così come il sequestro dei supporti informatici di Tomassetti – ha concluso il difensore dell’uomo – non c’è stato alcun intralcio''.

Dopo poco più di mezz’ora di camera di consiglio, la sentenza: assolto per non aver commesso il fatto.






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