ANNO 2 n° 139
''Imprigionati sul quel treno come deportati
ad Auschwitz''
Pendolare viterbese racconta l'odissea

VITERBO - 'Camminavamo nella neve lungo i binari nel freddo come i deportati. Una situazione assurda: tra noi anche anziani e bambini. C'era un bimbo trapiantato con la febbre alta. Un incubo'. Una scena che non sembra possibile solo per una modesta nevicata. Una scena che ieri circa 600 passeggeri di un treno Roma-Viterbo hanno vissuto incredibilmente dopo avere atteso invano che il treno, frequentato da pendolari, ripartisse, dopo uno stop lunghissimo a Cesano, vicino Roma.

'Eravamo partiti alle 11 e alle 23:30, dopo essere rimasti fermi al freddo vicino Cesano, nessuno ancora sapeva nulla - racconta una  passeggera di Viterbo -, poi un utente esasperato ha un'idea: 'portateci alla vicina caserma, fateci restare li''. Il buon senso del pendolare, che conosce bene la zona, ha ''salvato'' così la notte alle centinaia di passeggeri ormai infreddoliti.

'Ma il treno, fermo vicino alla stazione di Cesano, non è riuscito ad arrivare ai terminal -spiega ancora l'utente- così di notte in centinaia siamo stati costretti a scendere e camminare nella neve, in fila indiana, al buio, lungo i binari'.

Un chilometro e mezzo che per anziani e bambini, già stremati dal'attesa, è stato infinito.

'Alla caserma della Fanteria di Cesano sono stati gentilissimi -racconta la passeggera- hanno richiamato anche i militari no in servizio. Ci hanno accolto, ci hanno fatto cenare, ci hanno fatto pernottare. Si sono presi cura dei più deboli. Degli altri, protezione civile e soprattutto Trenitalia non abbiamo visto nessuno'.

La situazione dei 600 si è poi lentamente risolta. 'Dopo più di 24 ore dalla partenza del treno da Roma -racconta ancora la donna- i passeggeri diretti a Anguillara sono stati caricati su camionette dei carabinieri per raggiungere la località. Noi, gli altri siamo rimasti ad attendere. Nessuno ci hs detto nulla. In compenso ogni tanto ci contano. Perché? Non lo so, è tutto surreale'.

Nell'attesa, che ormai ha reso i 90 chilometri che separano la capitale da Viterbo una sorta di periplo dell'Africa, i passeggeri-deportati hznno cd ixo ci organizzare una class action contro Trenitalia.

'E' una vergogna -conclude la passeggera- ci hanno abbandonati, trattati come sacchi, parcheggiati e mai informati'. E trova spazio anche per un'amara ironia: 'stiamo vivendo il nostro interminabile Giorno della Memoria'.

Solo nel pomeriggio, i 43 pendolari diretti a Viterbo sono stati fatti salire su un mezzo militare e condotti a destinazione. Venti ore dopo la partenza da Roma. 

05/02/2012 - 04:38


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