ANNO 9 n° 84
Il sindaco Giulio Marini ha ritirato le dimissioni
Previsto taglio di un milione di euro per ridurre l'Imu sulla seconda casa
Domani presentazione nuova giunta
25/09/2012 - 17:07

di Alessandra Pinna

VITERBO – Sul filo di lana, dodici ore esatte prima che diventassero irrevocabili, il sindaco di Viterbo Giulio Marini ha revocato le dimissioni presentate il 5 settembre. La crisi che attanaglia Palazzo dei Priori da mesi è dunque superata. Forse. Sebbene il disfacimento del centrodestra viterbese si sia concretizzato il 28 agosto scorso con la bocciatura del bilancio di previsione, la frammentazione del Pdl in correnti e sottocorrenti era in atto da almeno un anno e le frizioni con gli alleati, la Lega Federalista e La Destra, latenti da sempre. Ma non va sottovalutata l’ipotesi che la soluzione della crisi sia stata sollecitata dai vertici regionali e nazionali del Pdl che, dopo la rovinosa caduta della Regione Lazio per lo scandalo dei fondi del gruppo consiliare, non avrebbero retto una seconda Caporetto nel giro di 24 ore.

Così Marini ha potuto annunciare che domani mattina presenterà la nuova giunta, ridotta da 10 a 6 assessori, come chiedono sia La Destra che il gruppo “Alleanza per Viterbo”, formato da tre consiglieri fuoriusciti dal Pdl (Antonio Fracassini, Marcuccio Marcucci e Marco Maria Bracaglia).

Ad acuire le guerre intestine del Pdl viterbese ha contribuito soprattutto il fatto che ex Forza Italia e ex An sono di fatto separati in casa. A loro volta, gli uni e gli altri sono divisi in fazioni e sottofazioni che chiedono spazio e visibilità. A questo, che non è certo poco, si è aggiunta la circostanza che il decreto sulla spending review ha ridotto il numero dei consiglieri nelle città con meno di 100mila abitanti, qual è Viterbo, da 40 a 32, scatenando una vera e propria guerra di posizione per tentare di garantirsi la rielezione a primavera prossima, quanto scadrà la consiliatura.

“Vado avanti – ha detto durante una conferenza stampa -, anche se sono cosciente che per me e per la maggioranza inizia un periodo difficile: dobbiamo operare un taglio da un milione di euro sul bilancio per ridurre di qualche decimale l’Imu sulla seconda cosa e per tagliare 637mila euro, come ci impone la spending review; inoltre ridurremo il numero degli assessori da 10 a 6. Una decisione, quest’ultima, presa per senso di responsabilità. Ed è per senso di responsabilità che ci ho messo la faccia. E non credo di avere la faccia degli altri”. E’ evidente il riferimento del sindaco ai consiglieri regionali coinvolti, a diverso titolo, nello scandalo che ha portato alle dimissioni della governatrice Renata Polverini, tra i quali il viterbese Francesco Battistoni. E per rendere ancora più esplicito il suo pensiero ha aggiunto: “Con i 200mila euro l’anno, tra stipendio, indennità e appannaggi vari, a disposizione dei consiglieri regionali, il comune di Viterbo riuscirebbe a coprire le spese per la Macchina di Santa Rosa e allestire il cartellone del Settembre Viterbese. Un esempio su tutti – ha sottolineato Marini -, in tutto il 2011 abbiamo speso 9700 euro in spese di rappresentanza, compresa l’ospitalità del presidente del Senato Renato Schifani, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E queste sono differenze sostanziali con chi ha speso il denaro pubblico in modo indecoroso e scandaloso”.

Marini ha poi ribadito che alle prossime elezioni non si ricandiderà alla carica di sindaco e che promuoverà una lista civica. “Io – ha puntualizzato – ci sarò, ma non come candidato primo cittadino''.

In merito alla nuova giunta formato light, Marini ha affermato: “Gli assessori dovranno essere a tempo pieno, operare con spirito di abnegazione e rispetto per i viterbesi. Terremo in debito conto – ha precisato – le cosiddette quote rosa. Terrò per me alcune deleghe, compresa quella all’aeroporto”. Il sindaco ha poi sottolineato che l’estromissione di 4 assessori non va interpretata come “una punizione”. “Gli va invece dato atto – ha sostenuto – di aver dimostrato condivisione per i programmi della maggioranza, tra i quali c’è appunto la riduzione dell’esecutivo”.

 

 

 





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