ANNO 8 n° 199
Il Rugby per facilitare l'integrazione
Ad opera dell'Union Rugby Viterbo e la cooperativa sociale Social House Team
22/01/2018 - 09:41

VITERBO - Insieme alla ''Social House Team'', cooperativa sociale finalizzata all'accoglienza straordinaria di stranieri richiedenti protezione internazionale, si è deciso di fare qualcosa in più per facilitare l'integrazione e di farlo attraverso lo sport.

Di fronte all'evidente necessità di inserire i ragazzi all'interno del contesto sociale Viterbese, ed in controtendenza al fenomeno di ghettizzazione che in molte aree del territorio nazionale sta gradualmente prendendo piede, il progetto 'un ponte di sport' ideato dalla cooperativa sociale 'Social House Team' ed attuato insieme alla Union Rugby Viterbo 1952 sta raggiungendo i primi risultati. Infatti due ragazzi ospiti del centro accoglienza, Mamadou Sow (Guinea) e Madiboubou Konte (Costa d'Avorio), risultano ufficialmente tesserati come giocatori della FIR per la Union Rugby Viterbo 1952.

Già da due mesi, dopo aver ottenuto il certificato di idoneità sportiva agonistica, i ragazzi si stanno allenando sul campo e da questa settimana potrebbero essere convocati per giocare le regolari partite del campionato.

Ed in effetti Mamadou Sow è stato convocato da coach Scorzosi per la partita di oggi domenica 21 gennaio vs Lazio Rugby 1927. Partendo dalla panchina ha esordito e giocato nel secondo tempo sfiorando anche la meta.

A dire il vero inizialmente l'idea di sposare la causa del progetto non è stata ben accetta da tutti i giocatori e ci sono state anche discussioni a riguardo. Allo stesso tempo i due ragazzi erano restii all'idea di praticare uno sport così diverso e distante dal molto più celebre e ambito gioco del calcio.

Probabilmente la vera riuscita del progetto si è avuta con la demolizione dei pregiudizi che favoriscono soltanto il serpeggiare di diffidenza ed ostilità rafforzando barriere culturali e sfavorendo l'incontro diretto con la realtà di giovani uomini che di diverso, in fondo, hanno solo la lingua e il colore della pelle.

Già dopo pochi allenamenti coloro i quali precedentemente erano poco predisposti all' accoglienza in squadra dei due nuovi compagni, sono ora quelli che cercano di coinvolgerli e si preoccupano di più di loro donando, come in uso tra rugbisti, maglie ed indumenti per allenarsi, condividendo le proprie conoscenze tecniche e provando a comunicare nonostante le barriere linguistiche.

I ragazzi del centro accoglienza sono entusiasti perché finalmente hanno la possibilità di approcciarsi direttamente con dei loro coetanei e di conoscere, almeno in parte, la realtà del territorio.

Purtroppo altrimenti non sono molte le occasioni di incontro sociale nel quotidiano e quando uno di loro trova il coraggio di parlare con qualcuno il più delle volte viene scambiato per un mendicante o per un malintenzionato, questi preconcetti non fanno altro che impedire lo scambio e l'arricchimento del bagaglio culturale di ognuno.

Ed ecco invece che i valori più belli e significativi del rugby affiorano spontaneamente da questo incontro: così il sostegno al compagno (chiunque esso sia), l'avanzare (sempre e comunque), il rispetto (dell' altro da sé) e la disciplina si incarnano in un pugno di giovani che attraverso questo sport straordinario hanno trovato e stanno trovando il modo di superare pregiudizi e barriere socio/culturali per ritrovarsi con amici inconsueti ed inaspettatamente così affini.






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