ANNO 9 n° 347
Il clan di Trovato e Rebeshi davanti al gup alla vigilia del Natale
Fissata l'udienza preliminare per i tredici arrestati dell'Operazione Erostrato
27/11/2019 - 07:04

VITERBO – (b.b.) Auto in fiamme, teste di animali recapitate alle vittime, minacce, intimidazioni, aggressioni. Tutto per raggiungere il controllo delle principali attività economiche del territorio e azzerare la concorrenza anche nel mercato illecito della droga. Per il clan italo-albanese, smantellato con un blitz dei carabinieri all’alba dello scorso 25 gennaio, è già tempo di udienza preliminare.

Giuseppe Trovato, Ismail Rebeshi, Spartak Patozi, Sokol Dervishi, Gazmir Gurguri, Gabriele Laezza, Fouzia Oufir, Martina Guadagno, Luigi Forieri, Shkelzen Patozi, Ionel Pavel, Manuel Pecci e Emanuele Erasmi dovranno comparire il prossimo 21 dicembre di fronte al tribunale capitolino per l’udienza preliminare, a seguito della richiesta di rinvio a giudizio depositata nei giorni scorsi dai pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci.

I tredici indagati, finiti in manette dopo lunghe indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, per mesi tra il 2016 e il 2018 avrebbero seminato il panico in provincia: 47 le vittime, tra imprenditori, liberi professionisti, militari e malcapitati, finite nella rete del sodalizio, che, attraverso l’uso sistematico della violenza, avrebbe tentato di mettere le mani sul controllo di attività economiche quali Compro Oro, locali notturni e ditte di traslochi viterbesi.

Ai vertici dell’organizzazione, ''di chiaro stampo mafioso'', Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi che avrebbero goduto della lealtà e del totale asservimento degli undici sodali, ai quali sarebbe spettato il ruolo di semplici operai. Esecutori materiali di ordini imposti dall’alto: incendi, appostamenti sotto casa o pedinamenti e aggressioni.

Tra marzo 2017 e febbraio 2018 avrebbero incendiato tre autovetture di gestori di Compro oro. Mentre un altro imprenditore si sarebbe trovato lumi funebri e scritte minatorie sulla vetrina del negozio. A gennaio dello scorso anno nel parcheggio di un rivenditore d’auto sarebbero andate a fuoco dodici macchine. E, nello stesso mese, il titolare di una ditta di traslochi si sarebbe visto bruciare due furgoni.

Ma non solo. Lettere minatorie con proiettili e pestaggi: una cinquantina gli episodi contestati in tutto.






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