ANNO 3 n° 144
I dipendenti Ro.Ri domani in piazza per rivendicare
gli stipendi arretrati
21/06/2012 - 04:00

 VITERBO - I dipendenti del gruppo Ro.Ri di Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio, proprietari della Casa di Cura di Nepi e della clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo, terranno un presidio in piazza del Plebiscito, sotto le finestre della Prefettura, da domani mattina alle 9 alle 18 del pomeriggio. ''Intendiamo così – spiegano i loro rappresentanti – rivendicare i nostri diritti, in primo luogo quello a ricevere regolarmente gli stipendi. Ci siamo organizzati da soli – aggiungono – perché ormai abbiamo capito che i sindacati, Cisl, Uil e Fials, sono conniventi con la proprietà''.

I circa 350 dipendenti della Ro.Ri. non hanno ancora ricevuto la tredicesima, sebbene sia stata riportata nella denuncia dei redditi inviata loro dall’azienda, e non hanno percepito lo stipendio di maggio, che avrebbero dovuto ricevere entro il 10 del mese.

Gli Angelucci, tra i principali imputati della maxi inchiesta sulla gestione della Asl di Viterbo fino al 2009, hanno recentemente ottenuto dalla procura della Repubblica lo sblocco di una parte dei conti correnti sequestrati, per un importo prossimo ai 4 milioni di euro, proprio per pagare i fornitori e i dipendenti. In cambio, avrebbero accettato il sequestro dell’immobile che ospita la Casa di Cura di Nepi.

''Per settimane – precisano -, ci è stato assicurato che, dopo lo blocco dei conti correnti, ci avrebbero corrisposto regolarmente gli stipendi, ma così non è stato. Non sappiamo cosa ci sia sotto. Da allora non ci è stato comunicato più nulla. Ed è inutile cercare di ottenere risposte: tutte le porte ci vengono chiuse in faccia''.

Ieri mattina, una delegazione dei lavoratori della Ro.Ri si è recata in comune per ottenere l’ok all’occupazione del suolo pubblico e alla Digos per chiedere l’autorizzazione ad indire la manifestazione di protesta.

Intanto, la proprietà, probabilmente per calmare le agitatissime acque, ha convocato per oggi pomeriggio, alle 15,30, un’assemblea dei dipendenti della Casa di Cura di Nepi. “Ci è stato riferito – sostengono i rappresentanti dei lavoratori – che lo avrebbero fatto subito dopo che avevano negato il permesso alla Usb di organizzare un incontro sindacale all’interno della struttura”.

A detta dei lavoratori, infine, la proprietà deve ancora spiegare come mai, nella denuncia dei redditi, ha dato per pagata la tredicesima. “Ci stiamo informando – precisano – se la procedura sia legale o meno. Non vorremmo che ci siano state fatte pagare le imposte su una somma che non abbiamo percepito. Se così fosse si configurerebbe un falso clamoroso ai nostri danni”.

Infine, è ancora tutta da verificare la situazione contributiva. ''Non sappiamo ancora – concludono – se i contributi previdenziali e assistenziali ci siano stati versati. Se così non fosse, al danno si aggiungerebbe anche la beffa''.

La procura della Repubblica aveva chiesto è ottenuto il sequestro dei conti correnti del gruppo Ro.Ri., per un ammontare complessivo di circa 21 milioni di euro. Un importo che, secondo l’accusa, corrisponderebbe a quanto gli Angelucci avrebbero percepito indebitamente dalla Asl per prestazioni sanitarie eseguite parzialmente o non eseguite affatto dalla Casa di Cura di Nepi. Liquidate dalla Asl su fatturazioni gonfiate e, in parte non autorizzate secondo le norme regionali. Il tutto con la presunta connivenza dell’allora direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio e di alcuni ex componenti dei vertici Asl.




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