ANNO 9 n° 345
''Gli tremava la voce, come ogni volta in cui non dice la verità''
Al telefono con i fratelli, Fieno sarebbe stato tradito dal suo
temperamento. Emergono nuovi dettagli sulla notte del 13 dicembre
04/01/2018 - 05:14

VITERBO – La voce tremula e insicura, ''come ogni volta in cui non dice la verità''. Ermanno Fieno, il 44enne accusato del duplice omicidio dei genitori, si sarebbe fatto tradire da questo piccolo, ma non insignificante dettaglio, mentre, in compagnia della sua ragazza, era al telefono con i due fratelli.

La sorella Rita e il fratello Luciano, che, da giorni avrebbero cercato di mettersi in contatti con gli anziani genitori, invano. Dall’altra parte della cornetta, sempre Ermanno e le scuse più disparate. ''Uso il telefono di papà perché il mio è rotto''. O ancora. ''Mamma e babbo sono a Roma in una clinica''. Depistaggi, forse, creati ad hoc per non far insospettire nessuno di una così prolungata assenza di Gianfranco e Rosa. Ma a tradirlo, il suo temperamento. E la sua voce.

''Era al telefono con la sorella, quella sera. Era il 13 dicembre. Sentivo che stavano parlando dei loro genitori – avrebbe riferito agli inquirenti la compagna del 44enne, A.D.R., sentita a sommarie informazioni – Ermanno prima è rimasto in casa, poi è uscito in giardino. Forse per non farsi sentire da me. Ripeteva che i genitori erano malati, che erano ricoverati in una clinica. Che erano senza telefono. Gli tremava la voce, come ogni volta in cui non dice la verità''.

E da lì i primi sospetti, divenuti tristemente realtà, quando all’improvviso, di scatto, si sarebbe allontanato dall’appartamento della giovane donna facendo perdere ogni traccia di sé. Proprio negli stessi istanti in cui, in via Santa Lucia, i vigili del fuoco stavano entrando dalla finestra del civico 26. Ad allertarli i fratelli Fieno, palesemente preoccupati dal silenzio e dall’inspiegabile assenza dei propri genitori.

''Da giorni non li sentivamo, né vedevamo più in giro'', avrebbero riferito loro alcuni vicini di casa. E così l’allarme. E il ritrovamento dei due cadaveri in camera da letto, avvolti nel cellophane.

Unico indagato per quelle morti, il figlio Ermanno, detenuto da dieci giorni nel carcere di Mammagialla. Su di lui l’accusa di duplice omicidio, nonostante sul corpo del padre non siano stati trovati segni di violenza.

''E’ per questo che ricorreremo al Riesame: abbiamo tempo fino a martedì – spiegano gli avvocati del 44enne – sta alla Procura, ora, ridimensionare il capo di imputazione. Altrimenti saremo costretti ad appellarci al tribunale romano''.






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