ANNO 8 n° 322
Fumogeno contro macchina di Santa Rosa, Denis di fronte alla giuria popolare
Al via la Corte d'Assise a carico del 24enne, tra i testimoni un perito informatico
23/10/2018 - 07:05

VITERBO – Jeans e camicia grigia. Scarpe da ginnastica e un aspetto curato, da ragazzo per bene. Denis Ilarionov si è presentato così ieri, in aula, di fronte ai giudici togati e popolari che dovranno decidere del suo destino giudiziario. Se sia colpevole o meno di aver scagliato un fumogeno contro la macchina di santa Rosa nel settembre del 2015 e se quell’ingente quantitativo di esplosivo ritrovato all’interno del suo appartamento a Bagnaia lo scorso marzo potesse servigli per attentare ala sicurezza pubblica.

Sono queste le accuse che la Procura muove al 24enne lettone, ora alla sbarra per rispondere di tentata strage e attentato: due episodi differenti, quelli contestati, ma che secondo l’accusa sarebbero legati tra loro dal vincolo della continuazione. Per questo ieri mattina, il pm Chiara Capezzuto ha chiesto la riunificazione dei due procedimenti a suo carico in un unico, grande processo.

A confluire nel fascicolo a carico di Ilarionov, quindi, saranno sia i documenti e le testimonianze relativi al lancio del fumogeno contro ''Gloria'' nella serata del 3 settembre del 2015, sia le perizie e gli atti riguardanti il sequestro di armi e materiale esplosivo dello scorso marzo, quando nell’appartamento del 24enne vennero ritrovati cinque chili di nitrato di potassio.

E fu proprio l’FBI a segnalare alle autorità italiane il giovane lettone sospettato di terrorismo per alcuni suoi post su Facebook in cui Denis inneggiava a Sayfullo Saipov, il terrorista islamico che il 31 ottobre del 2017 ha investito e ucciso 8 persone a New York. Frequenti, inoltre, erano pure le pubblicazioni di foto che ritraevano lo stesso lettone con la pistola in mano corredate da frasi come: ''Ora esco e faccio una strage all’asilo''.

Intanto sono già state fissate le date delle prossime due udienze di fine novembre e dicembre per ascoltare in aule i testimoni di accusa e difesa, tra cui il consulente tecnico che ha provveduto alla perizia sul materiale informatico sotto sequestro. Migliaia e migliaia di file tra immagini e conversazioni Whatsapp che rappresenterebbero le prove cardine a carico del giovane imputato.

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