ANNO 9 n° 169
''Fieno viveva in un castello di bugie''. La sua? ''Una famiglia patologica''
Accusato di aver ucciso la madre e occultato il cadavere del padre: domani la sentenza
01/04/2019 - 06:44

di Barbara Bianchi

VITERBO – Avrebbe costruito attorno alla sua vita, fatta di privazioni e difficoltà economiche, un vero e proprio castello di bugie per dare la parvenza, da fuori, di un’esistenza completamente sotto controllo.

Chiaro sintomo questo di un ''disagio psicologico di stampo ansioso depressivo'' di cui il 45enne Ermanno Fieno, accusato dell’omicidio della madre e dell’occultamento del cadavere del padre, soffrirebbe. E da tempo. Specialmente da quando, licenziato dallo studio legale nel quale lavorava, si sarebbe trovato senza un’occupazione, a vivere totalmente alle dipendenze del padre, unico pensionato in famiglia.

A dirlo è il consulente della procura, il professore Giovanni Battista Traverso, ascoltato in aula lo scorso 19 marzo: secondo l’ordinario di psichiatria forense dell’Università di Siena, Fieno non sarebbe affetto da un’infermità mentale tanto grave da comprometterne la capacità di intendere e di volere, ma da un ''disturbo dell’adattamento con umore depresso'', che lo porterebbe ad agire, di fronte alle difficoltà della vita, con agitazione estrema, irritabilità e irrequietezza. A tal punto da ''violare i diritti altrui e le regole della società''. A tal punto, quindi, da uccidere la madre con un attizzatoio, e nasconderne il cadavere, assieme a quello del padre, per tentare, forse, di trovare una via d’uscita ai gravi problemi economici che lo costringevano ai margini della società.

In carcere da oltre un anno, dopo il ritrovamento dei corpi e una rocambolesca fuga in treno verso la Francia, per Fieno domani sarà il giorno della verità: a separarlo dalla sentenza non mancano che una manciata di ore. Ammesso al rito abbreviato, su richiesta della difesa, in caso di condanna otterrà lo sconto di un terzo della pena.

''La sua era una famiglia patologica - ha sottolineato il consulente della difesa, il professore Alessandro Meluzzi - in cui si vivevano disagi estremi: mancanza di acqua e corrente elettrica in casa ne sono la prova. Fieno dovrebbe andare in una comunità terapeutica, non servirà a niente tenerlo in carcere''





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