ANNO 9 n° 233
Erbetti: ''Diciamo sì al vincolo dei 1600 ettari''
Il consigliere pentastellato voterà no alla proposta di delibera di consiglio comunale
23/05/2019 - 09:33

Riceviamo e pubblichiamo dal M5S Viterbo

VITERBO - Il M5S Viterbo voterà NO alla proposta di delibera di consiglio comunale sul vincolo dei 1.600 ettari perché il territorio va tutelato e salvaguardato, voteremo NO perché solo il M5S da anni è per il consumo zero del territorio, voteremo NO come votammo no (unici a farlo) al progetto delle terme del Paliano. Questo non perché contrari allo sviluppo termale nella nostra città ma perché contrari al tipo di sviluppo che oltre l’impianto termale prevedeva una enorme quantità di cemento a scopo residenziale, voteremo NO perché il vincolo proposto dal ministero tutelerà il nostro territorio, Viterbo ha una ricchezza immane, che porterà turismo e rivaluterà il nostro comune.

Tutti i partiti sia di maggioranza che di opposizione in questi ultimi tempi si sono scagliati contro questo vincolo come se fosse la madre di tutti i mali, ma non sono gli stessi che parlano di rilancio del turismo? e come pensano di rilanciare il turismo? Opponendosi al vincolo e cementificando? ma hanno letto le motivazioni del Ministero? Hanno capito quanta storia, quanta cultura e quanto ''oro'' c’è sui nostri territori? Forse è il caso di rinfrescare un po’ la memoria di tutti: la ''Dichiarazione di notevole interesse pubblico'' (a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) denominata 'Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto' l'area in oggetto è caratterizzata da una straordinaria rilevanza storica, culturale e paesaggistica.

Quattro le componenti principali in cui è suddivisa la motivazione della Dichiarzione stessa:

il tessuto archeologico diffuso, formato da siti databili dalla preistoria al medioevo, di cui alcuni già sottoposti a vincolo, fra i quali si segnalano i nuclei sepolcrali scavati nel tufo della collina del Riello ed i resti della città romana di Sorrina Nova.

La permanenza della viabilità antica: un sistema di strade che mettevano in comunicazione i centri etruschi dell’area. Sono le cosiddette “vie cave” o “tagliate”, interamente scavate nei banchi di tufo. Fra queste da segnalare strada Freddano e “del Signorino”; quest’ultima con un lunghezza di oltre due chilometri e pareti alte fino a 10 metri.In epoche romane e medievali si svilupperà la via Cassia (poi Francigena) di cui è possibile ripercorrere parte dell'impianto originale con selciato ben conservato anche per lunghi tratti.

Il sistema termale: ovvero le sorgenti termo-minerali, utilizzate già dall’epoca etrusca e che conobbero grande sviluppo in epoca romana. Resti archeologici del periodo si trovano presso le zone termali denominate Masse di S. Sisto, degli Ebrei e delle Zitelle.

Fra i numerosi Illustri frequentatori delle zone termali del Viterbese si ricordano i papi Gregorio IX, Bonifacio IX,Niccolò V , Pio II. , Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti e Sebastiano del Piombo autore del dipinto 'la Deposizione' dove compaiono proprio le terme sullo sfondo. Ad oggi le sorgenti attive sono quelle del Bullicame, Carletti, delle Zitelle e Masse di S. Sisto, oltra a due impianti termali a gestione privata.

I casali rurali: fin da epoche remote la zona è stata sfruttata a fini agricoli, che ne hanno determinato una particolarità paesaggistica.

A partire dal XV secolo poi, si diffondono i caratteristici 'casali a torre' (torri che fungevano probabilmente da colombaie) che si inserivano armoniosamente nel contesto agreste. Il 'notevole interesse pubblico' tende a preservare queste testimonianze di antropizzazione antica.

Sempre nel documento ministeriale si possono trovare altri interessanti dati:

L'area è stata inserita, nel P.T.P.G. (Piano Territoriale Provinciale Generale) redatto dalla Provincia di Viterbo nel 2006, all'interno del Parco Archeologico Termale. Parco previsto ma non ancora istituito.

Ci sono poi stati nel corso del XX secolo degli interventi che hanno purtropo deturpato il paesaggio in oggetto. Come le due zone industriali di Ponte di Cetti e di località Bussete , l'aeroporto militare, le installazioni dell'esercito,la superstrada umbro- laziale 675 (che nella zona di interesse è edificata interamente su viadotti e terrapieni) .

Attualmente sono in atto trasformazioni edilizie diffuse, che hanno iniziato a insinuarsi all’interno delle parti più conservate, determinando in alcuni casi la formazione di zone di degrado (microdiscariche abusive di rifiuti diffuse), la rapida scomparsa di costruzioni rurali, in generale non sottoposte a provvedimenti di tutela specifica, sostituite da anonimi manufatti privi di qualità architettonica.

Negli ultimi anni il Comune di Viterbo ha redatto piani di sviluppo edilizio, in totale contrasto con le necessità della tutela archeologico- paesaggistica, e proposte di vaste lottizzazioni all’interno dell’area che si intende tutelare.

Alla luce di tutto ciò, l’inserimento all’interno del perimetro da tutelare anche di alcuni agglomerati edilizi periferici della città di Viterbo è motivato dalla assoluta necessità di controllare e indirizzare le fasi di sviluppo della città. Quello che a tutti sfugge, maggioranza e minoranze comprese è che dovrebbero ringraziare il Ministero per il vincolo invece di contrastarlo e poi, cosa più importante, dovrebbero spiegare ai cittadini per quale motivo le amministrazioni che si sono succedute hanno redatto piani di sviluppo edilizio IN TOTALE CONTRASTO con le necessità della tutela archeologico-paesaggistiche.. .forse contrastare il vincolo serve a distogliere l’attenzione dallo scempio attuato sul territorio?

 

Massimo Erbetti

Consigliere Comunale M5S

 






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