ANNO 8 n° 294
E ora spunta ''il collettore di tangenti''
Ne parlano in un colloquio intercettato Bonfiglio e Santini di Viterbo Ambiente
Oggi gli interrogatori degli arrestati e di Quintarelli, la Palombi non risponde
05/06/2015 - 02:00

VITERBO – Spunta un presunto ''collettore di tangenti'' nell’inchiesta ''Vento di maestrale''.  Ne parlano, in un colloquio intercettato dagli investigatori, due personaggi di primo piano di Viterbo Ambiente: Francesco Bonfiglio, responsabile tecnico-commerciale della società, e Fulvio Santini, responsabile del servizio rifiuti.

I due, in un colloquio riportato nell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip Franca Marinelli, non fanno nomi, ma si limitano ad accennare all’esistenza di questo misterioso personaggio che avrebbe avuto il ruolo di raccogliere e ripartire tangenti.

Probabilmente sarà proprio questo uno dei punti su cui verterà l’interrogatorio al quale Bonfiglio e Santini, presidente della Comunità Montana di Cimini negli anni Novanta, esponente dl Pci – Pds, saranno sottoposti oggi.  I due sono agli arresti domiciliari. Ciò che diranno potrebbe imprimere una svolta decisiva e inattesa all’inchiesta. Salvo che non si avvalgano della facoltà di non rispondere, come ha fatto ieri Sara Palombi, la funzionaria del settore Ambiente e Lavori pubblici di Palazzo dei Priori, indagata per concorso in frode in forniture alla pubblica amministrazione, truffa e falso.

Oggi, dovrebbe essere ascoltato anche Stefano Quintarelli, il dirigente del settore ragioneria e bilancio di Palazzo dei Priori che, ''in collusione'' con Ernesto Dello Vicario, ritenuto il curatore degli interessi della Viterbo Ambiente all’interno dell’amministrazione, e la Palombi, avrebbe concorso a far sborsare al Comune svariate centinaia di migliaia di euro, predisponendo il Piano economico e finanziario 2014 ''ideologicamente falso relativamente all’indicazione dei costi e attività della Viterbo Ambiente'', come scrive il pubblico ministero Massimiliano Siddi. Quintarelli dovrà spiegare anche il significato di alcune conversazioni e il contenuto di alcuni sms intercorsi tra lui e Dello Vicario.

E proprio Dello Vicario, insieme con Carlo Rosario Noto La Diaga, presidente del consiglio d’amministrazione della Viterbo Ambiente, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero ''i promotori e capi'', dell’associazione ''finalizzata a commettere reati di frode nella pubbliche forniture, truffa ai danni del Comune di Viterbo e falso in atto pubblico''. Anche loro compariranno tra oggi e domani davanti al gip.

Oltre a tutto, dalle intercettazioni telefoniche, emerge chiaramente che Dello Vicario era perfettamente a conoscenza delle gravi omissioni e delle inadempienze della società. Ne parla, a volte protesta, con i vari dirigenti della società. Ma, secondo la procura, non avrebbe mai adottato i provvedimenti conseguenti. Resta da capire il perché del suo comportamento.






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