ANNO 9 n° 293
Denis ''incastrato'' da Ermanno Fieno
Avrebbe fornito al principale accusatore del 24enne la lista degli asili
21/12/2018 - 02:02

 

 

VITERBO – Un biglietto su cui sarebbero stati annotati i nomi e gli indirizzi di tutti gli asili e le scuole elementari di Viterbo da colpire con bombe rudimentali ''per fare una strage''. Un biglietto redatto a penna da un detenuto del carcere di Mammagialla assieme ad Ermanno Fieno, il 44enne accusato dell’omicidio della madre e dell’occultamente del cadavere del padre, per inchiodare Denis Illarionov alle proprie responsabilità. Per rivelare le intenzioni del 24enne lettone accusato di strage e attentato alla pubblica sicurezza per aver lanciato un razzo contro la Macchina di Santa Rosa nel 2015 ed essere stato trovato in possesso di materiale esplosivo.

''Sono stato incastrato - tuona in aula il giovane, durante il suo primo esame pubblico assistito dall'avvocato Vincenzo Comi, - non ho mai dettato quella lista, né tantomeno parlato di voler colpire scuole e bambini. Le foto sul web? Semplice e nera ironia, al limite, certo, ma nulla di più...''.

Ad incastrarlo, secondo la sua versione, un compagno di reparto, aiutato, seppur involontariamente, da Fieno, l’uomo detenuto a Mammagialla dallo scorso Natale per aver ucciso la madre.

''Sapeva che ero stato arrestato per via degli esplosivi e che sul mio profilo Instagram avevano trovato delle foto particolari, cosi è andato da lui chiedendogli i nomi delle scuole con la scusa di volerle far frequentare ai suoi figli e Fieno gli ha detto gli indirizzi…''. Poi, nomi alla mano, avrebbe redatto quella lista che ora, assieme ad una relazione consegnata lo scorso aprile agli agenti della polizia penitenziaria, rappresenta una delle prove chiave a carico di Denis.

''Lo ha fatto per ripicca – ha proseguito Denis - non riusciva ad accettare di essere stato condannato a 4 anni per delle lesioni, mentre io per aver minacciato l’incolumità dei bambini forse non sarei neppure stato imputato. Così ha architettato e manipolato tutte le mie parole''.

Quelle stesse parole, scritte sui social e in vari messaggi WhatsApp, passate al setaccio della magistratura e che hanno portato a formulare le accuse di strage e attentato di cui il 24enne deve rispondere. Il tutto supportato dal materiale esplosivo e dai cinque chili di potassio ritrovati nel suo appartamento di Bagnaia.

Un ragazzo freddo, determinato e chiuso che, in carcere, non avrebbe dato confidenza a nessuno. Questa la ricostruzione emersa e per cui la difesa ha chiesto una perizia psichiatrica per verificarne la capacità di intendere e di volere.

''Non usciva quasi mai dalla sua cella – ha spiegato di fronte alla Corte d’Assise l’uomo che avrebbe redatto la lista delle scuole e che, per quelle parole, è stato denunciato per calunnia – aveva anche smesso di mangiare''.

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