ANNO 9 n° 143
Delitto Daniele Barchi: mistero sul movente
Strani viavai nella casa della vittima. Sentita la fidanzata di Pavani
24/05/2018 - 06:21

VITERBO – Verrà fissata nelle prossime ore l’udienza di convalida del fermo di Stefano Pavani, il 31enne da ieri in carcere con l’accusa di aver pestato a morte Daniele Barchi, il 46enne trovato cadavere nella sua abitazione di via Fontanella del Suffragio. A carico del 31enne gli investigatori della squadra mobile di Viterbo avrebbero raccolto, grazie anche alla collaborazione con la scientifica e la volante, ''gravi indizi di colpevolezza''. A indirizzare invece la polizia verso il ritrovamento del cadavere sarebbe stata – il condizionale è d’obbligo – la fidanzata dell’arrestato che è stata sentita dalla polizia come persona informata dei fatti ma non è iscritta nel registro degli indagati.

Secondo una prima ricostruzione Stefano Pavani, la fidanzata e un’altra donna (forse la sorella della ragazza) martedì sera sono stati raggiunti dalla polizia a Bagnaia nella zona del Serpentone, dove era stata segnalata una lite in corso. Durante l’intervento degli agenti, la fidanzata avrebbe rivelato alla polizia la presenza del cadavere. A quel punto, con l’intervento dei vigili del fuoco, gli agenti sono entrati nel monolocale in uso a Daniele Barchi e lo hanno trovato privo di vita, pestato a morte. L’uomo potrebbe essere morto qualche giorno prima. Da parte degli inquirenti vige il massimo riserbo sulla vicenda come sul movente del delitto.

Stanno alle voce che circolano nel quartiere, l'appartamento di Barchi  negli ultimi tempi era teatro di uno strano viavai.

''Una persona buona che spesso partecipava agli eventi culturali in città, ma ultimamente era dimagrito troppo e diceva di non avere soldi''. Così viene descritto.

Barchi era originario di Novi Velia, un piccolo paese in provincia di Salerno, e proveniva da una famiglia benestante, suo padre è un ufficiale della marina e sua madre una funzionaria dell’Asl. La sua permanenza nella città dei Papi inizia in una casa di modeste dimensioni in via della Volta Buia al civico numero 35. Casa che però Barchi vende poco dopo, non se ne conoscono ancora le ragioni, per andare ad abitare in una di più piccole dimensioni, quella di via Fontanella del Suffragio 16 dove è stato trovato cadavere.

I vicini e i conoscenti raccontano di un ragazzo che, soprattutto nell’ultimo periodo, appariva in condizioni disagiate. Sempre più magro e quasi come abbandonato a se stesso rispondeva a quanti glielo chiedessero di non avere più soldi, per tali ragioni sembra che ricevesse i pasti principali della giornata nella mensa della Caritas.

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