ANNO 8 n° 318
Dalla traversata in mare alla Tuscia fino alla passerella di moda
La storia di ''Nosa'', ventenne nigeriano, accolto dal Cas di Viterbo
21/06/2018 - 03:35

VITERBO – Sono passati circa due mesi dalla sera del 28 aprile quando a Roma ha realizzato parte del suo sogno: la prima sfilata di abiti griffati “Nosa”, il suo nome d’arte. Ieri sera, in occasione della giornata del rifugiato al teatro India a Roma ha mandato di nuovo in passerella i suoi modelli. Nosakhare Ekhator è nigeriano, ha vent'anni e vive in un centro d’accoglienza straordinaria di Viterbo. La sua storia, raccontata dall’Huffingtonpost, da ieri sta facendo il giro del web.

Dalla Libia a Vibo Valentia fino a Orte e poi a Viterbo, Nosa ripercorre la sua storia dalla morte del padre avvenuta due anni fa, quando decise di tentare il grande viaggio in cerca di una possibilità. Dopo aver pagato circa mille euro a un uomo, questo caricò lui e il fratello su un autobus insieme ad altri 20 e li lasciò nel deserto fino a che arrivò la polizia e li mise in carcere. Poi la fuga, complice un carceriere, a fine luglio 2016 e la traversata in mare, tutti stretti su un barcone.

''Sì, alcuni sono cascati di sotto – racconta Nosa all’ Huffingtonpost - ma non ci si può fermare e comunque è meglio morire a mare che stare in Libia''. L’alba successiva Nosakhare Ekhator è in una spiaggia di Vibo Valentia , dopo le impronte digitali viene mandato in un centro di accoglienza a Orte. Ora Nosa si trova nel Cas di Viterbo dove, dopo il permesso di soggiorno temporaneo e attende l'esito del ricorso dopo il diniego della Commissione territoriale.

Ha sempre avuto una certezza nel cuore: ''se in Italia ti impegni, puoi riuscire a fare qualcosa che ti piace''. E lui qualcosa che gli piace ce l’ha: la passione per il disegno e il cucito. E così un anno fa conosce a Roma le volontarie del gruppo Baobab4 jobs a cui manifesta il desiderio di trasformare la passione per il disegno, il taglio e il cucito in una professione. Ed ecco che il sogno comincia a prendere forma.

''I miei capi non sono del tutto africani – ha spiegato ancora all’Huffingtonpost - Vedi, se prima le consideravo separatamente, la stoffa africana e quella europea, oggi le metto insieme, nello stesso abito. Stanno bene, l'una valorizza l'altra. È anche un messaggio, certo, perché sono nato in Africa, lì ci sono le mie radici, ma mi sento italiano, europeo. Vivo qui, voglio restarci e non credo non possa realizzarsi l'integrazione''.

Alla prima sfilata di aprile presso la libreria Libri necessari di Roma è stata abbinata una raccolta fondi (https://www.gofundme.com/nosa-collezione-2018) per l'acquisto delle stoffe necessarie a realizzare la Collezione Primavera-Estate 2018.







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