ANNO 8 n° 262
Cuccioli affogati, condannati gestori del canile lager
Sei mesi ad Anna Maria Fontana e al marito. In aula animalisti in lacrime
10/07/2018 - 07:40

VITERBO – Lacrime di gioia miste a singhiozzi di rabbia. Le reazioni degli animalisti presenti in aula sono incontenibili: dopo anni e anni di attesa, giustizia è stata fatta.

Anna Maria Fontana e suo marito Carmelo Cassone sono stati condannati entrambi a sei mesi di reclusione. Su di loro l’infamante accusa di maltrattamenti su animali.

Proprietari e gestori, all'epoca dei fatti, dell’omonimo canile in strada Filante, i coniugi avrebbero ordinato più e più volte a due operai cingalesi di uccidere intere cucciolate di ogni taglia e razza. Nel modo più crudele e barbaro che possa esistere: affogando i piccoli in secchi pieni di acqua.

Anna Maria Fontana, da sempre dichiaratasi innocente, ieri in aula ha tentato l’ultima, estrema difesa: ''Ero totalmente all’oscuro di ciò che i miei due dipendenti facevano. Mi hanno anche truffato, spacciandosi malati andavano a lavorare altrove a nero, percependo così due stipendi. È stato un investigatore privato a scoprirlo''.

Ma per il giudice Giacomo Autizi i proprietari non potevano non sapere: così raddoppiate per entrambi le richieste del pubblico ministero, li ha condannati ad un totale di un anno di reclusione.

A scatenare la bufera, nel 2012, un video, pubblicato dal Corriere della Sera e divenuto immediatamente virale, nel quale si vedono con chiarezza i due dipendenti all’opera: presi i cuccioli in mano, li affogavano uno ad uno disfacendosi poi dei corpicini in enormi sacchi dell’immondizia.

''Mi obbligavano ad uccidere i cuccioli, annegandoli in grossi secchi pieni d’acqua. Poi li gettavano nei secchi della spazzatura all’interno di grosse buste nere – aveva riferito in aula il 52enne originario dello Sri Lanka - Io non volevo farlo, più volte ho provato a rifiutarmi: ma era un ordine e mi obbligavano. Non potevo essere licenziato. Quello era il mio lavoro''.







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