ANNO 9 n° 347
Costringe il figlio di 4 anni a cenare con una ciotola d'acqua perché fa i capricci
''Io cattivo e babbo botte'' avrebbe raccontato il piccolo. Alla sbarra per maltrattamenti il padre
30/11/2019 - 06:59

VITERBO – (b.b.) ''Probabilmente utilizzo metodi di educazione che voi non condividete, ma questo bambino è ingestibile''. E se fa capricci, lo costringe a cenare con una ciotola piena d’acqua mentre tutti gli altri mangiano la pizza.

A finire a processo, il padre del piccolo, che nel 2013, quando aveva poco più di 4 anni, sarebbe stato vittima di maltrattamenti. A far scattare la segnalazione e successivamente la denuncia a carico dell’uomo, alcune dottoresse viterbesi, tra cui una neuropsichiatra infantile e una logopedista, che avevano in cura il bambino.

''Durante uno di quegli incontri – hanno spiegato ieri mattina in aula di fronte al giudice Gaetano Mautone – abbiamo notato alcuni segni rossi sul collo del piccolo e alcuni graffi sulla guancia destra. Era come se qualcuno gli avesse stretto le mani intorno alla gola. Un adulto, dal momento che abbiamo appoggiato le nostre mani sopra quei segni e le dimensioni corrispondevano''.

E sarebbe stato proprio il piccolo a raccontare poi a suo modo chi gli avrebbe procurato quei rossori: ''Babbo botte. Io cattivo e babbo botte - avrebbe ripetuto in più occasioni alle dottoresse, - ma quando io grosso do cazzotto e mando in cielo''.

''Un giorno siamo andate fuori scuola per monitorare la situazione ed è lì che abbiamo incontrato l’uomo - hanno proseguito, - lui stesso ci ha raccontato di come utilizzasse metodi educativi poco condivisibili: ma erano l’unico modo per tenere a freno il figlio. La sera prima, ad esempio, mentre erano tutti a cena insieme, il piccolo, nel tentativo di salire in braccio al nonno, lo avrebbe fatto cadere e così, per punizione sarebbe stato costretto a cenare bevendo solamente dell’acqua da una ciotola. Come si fa con i cani''.

Un ulteriore episodio che avrebbe spinto le assistenti sociali a sporgere denuncia. Ora l’uomo deve rispondere di maltrattamenti in famiglia: alla prossima udienza di novembre 2020 sarà il figlio, ormai cresciuto, a raccontare in prima persona quanto ricorda sulla sua infanzia.







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