ANNO 3 n° 139
Chiusura uffici postali, sindacati sempre più
sul piede di guerra
A rischio La Quercia e Zepponami
06/08/2012 - 15:22

VITERBO - La decisione di Poste Italiane di avviare una fase di riorganizzazione che comporterà la “razionalizzazione” di 1152 uffici in tutto il territorio nazionale, nove nella provincia di Viterbo, su due dei quali l’azienda ha già manifestato la volontà di arrivare alla chiusura (La Quercia e Zepponami), crea forte preoccupazione nei sindacati.

“Le Poste vorrebbe effettuare una specie di Spending Review che oltre a mettere a rischio l’occupazione porterà inevitabilmente ricadute negative in tutti quei paesi dove l’ufficio postale rappresenta per i cittadini oltre che una necessità anche una possibilità di socializzazione – affermano i segretari provinciali di Slc-Cgil (Pompilio Amatucci), Slp-Cisl (Nicola Giovanforte) e Failp (Salvatore Cinque) -. Un’azienda importante come Poste, oggi la più grande azienda Italiana, non può ritenersi estranea alle esigenze del paese, sia per il momento di grave difficoltà economica che stiamo attraversando sia per il servizio pubblico svolto in favore dei cittadini”.

“Avevamo già espresso la nostra contrarietà in merito sia per la poca chiarezza dell’azienda sia per le lungaggini sulla riapertura dell’ufficio – proseguono -. Ora cosa succederà a Trevinano, Sipicciano, Proceno, Tessennano, Roccalvecce, Castel Cellesi, Vetriolo? Sono uffici che già aprono pochi giorni a settimana o al mese: domani apriranno solo “una volta a stagione” (scusate l’ironia)? Quanti chilometri dovranno fare gli abitanti di tali paesi per raggiungere il più vicino ufficio postale? Certamente aumenteranno i disagi per tutti gli abitanti, aggravati peraltro dalla carenza di collegamenti pubblici”.

Per queste ragioni i segretari provinciali dicono un no categorico “ad una razionalizzazione che impoverisce il territorio e che avrà sicuramente ricadute negative sulla cittadinanza e sui lavoratori, e faranno tutto quello che è nelle loro possibilità per far si che ciò non avvenga”.




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