ANNO 9 n° 169
''Che tipo di cultura per Sutri?''
Eduardo Gugliotta sollecita una riflessione sulla funzione di Palazzo Doebbing
18/03/2019 - 17:30

SUTRI - Riceviamo e pubblichiamo:

''Si è accesa la lotta sui numeri del museo di Palazzo Doebbing a Sutri: dapprima il Comune e il suo Sindaco hanno sbandierato 11.000 visitatori per poi, dopo le cifre ufficiali fornite dal Movimento Popolare, allargare il campo, nell’affannosa e poco convincente ricerca di far tornare i numeri, a intitolazioni di strade, cittadinanze onorarie, conferenze, presentazioni di libri e concerti ed inserendo nel computo scolaresche locali, troupe televisive, giornalisti e … chiunque transitasse per le strade di Sutri in quelle giornate.

La propaganda sui numeri è solo una parte del problema, peraltro la più facile da smontare, se, come ci informano i dati dell’ISTAT, più di tre quarti dei musei italiani non arriva a 10.000 visitatori annui e la metà non vende più di mille biglietti.

Il sindaco, di fronte alla evidente diseconomicità della gestione del museo, pur con un biglietto dal costo di 8 euro, rivendica “la gratuità dei musei ed il valore spirituale della cultura opposto a quello meschino della sua concezione produttiva e legata al guadagno”. Bene, ottimo! La fruizione culturale anche se produce pochi ricavi ha una funzione sociale fondamentale.

Fino ad oggi è però sembrato che, nelle dichiarazioni degli amministratori e dei loro corifei, il museo dovesse essere il principale volano dello sviluppo turistico di Sutri, quindi una visione “produttivistica” della cultura che l’amministrazione comunale ora respinge, probabilmente scottata dai numeri.

Alla visione museocentrica di Sutri è stato piegato, tra mille problemi tutt’ora irrisolti, anche l’accesso al paese, ora posto al servizio dei turisti provenienti da Roma a discapito della normale fruizione da parte dei cittadini, quasi che il centro storico stesso dovesse musealizzarsi, una sorta di presepe, una nuova “città che muore” da offrire allo sguardo più o meno distratto dei turisti, anziché un luogo da vivere per i propri cittadini.

Sarebbe necessario, a mio avviso, aprire un dibattito serio e partecipato su che tipo di cultura vogliamo per il nostro paese e quindi, poi, anche su cosa deve essere il museo di Palazzo Doebbing.

Questo perché se, come è evidente, la cultura ha un valore che trascende la mera utilità economica, diventa fondamentale che i cittadini siano informati e coinvolti nella comprensione del reale valore che la cultura ha per lo sviluppo della propria comunità. Questo consentirà loro anche di comprendere meglio perché, se il museo di Palazzo Doebbing continuerà con l’attuale impostazione, finirà per pesare non poco sulle esangui casse comunali.

Più chiaramente: se si allestiscono mostre costose e la gestione non riesce a coprirne i costi, siccome il museo è comunale, dovranno pagare i cittadini.

A meno che non si immagini di continuare a trovare concessionari disposti ad attendere fiduciosi le “eventuali” contribuzioni della Fondazione Terzo Pilastro e, nonostante ciò, a sopportare comunque cospicue perdite, nell’ordine di decine di migliaia di euro.

Ma è possibile immaginare di rendere economicamente sostenibile l’attuale offerta culturale del museo di Palazzo Doebbing senza gravare a breve sui magrissimi bilanci del comune?

A mio avviso sì, implementando i “servizi aggiuntivi” che la location del museo potrebbe rendere particolarmente remunerativi, mi riferisco in particolare a quelli legati alla caffetteria e alla ristorazione ora assenti. Al riguardo potrebbero essere promosse delle aggregazioni temporanee d’impresa a livello locale per concorrere alla gestione di tali servizi.

Sicuramente da valutare sarebbe anche la messa in rete del museo con altre realtà museali, monumentali ed archeologiche di Sutri e della Tuscia per sviluppare un’offerta integrata, con un biglietto unico, che risulti più appetibile per i tour operators e possa portare anche a permanenze sul territorio più lunghe, uscendo da una logica di turismo mordi e fuggi.

Se però la cultura, come dice ottimamente il Sindaco, ha da essere gratuita, va sciolto il nodo di quale cultura vogliamo per Sutri (questione su cui si dovrebbe riflettere in ogni caso) e credo che anche qui si debba cambiare verso!

Si deve puntare su una cultura come infrastruttura complessa dell’innovazione, della memoria e dell’identità, dell’inclusione e della socialità, in grado di connettere i soggetti della comunità, si deve rafforzare il legame tra i visitatori e il museo e la crescita culturale della cittadinanza, il museo deve diventare una risorsa della comunità e del territorio e non solo un “contenitore” culturale.

Si deve passare a forme di collaborazione e di governance tra pubblico e privato, a meccanismi di co-progettazione e co-gestione per garantire la fruizione sociale e civica del bene museo mettendolo in connessione col territorio e con le tante realtà culturali che animano Sutri: teatro, pittura, musica, fotografia, e poi la biblioteca, il patrimonio archeologico e monumentale e il centro storico, elementi simbolici, legati alla memoria condivisa e all’identità della comunità. Questo approccio deve portare alla produzione di nuova cultura e allo sviluppo della creatività, deve creare senso di appartenenza e relazioni, ed è compatibile con lo sviluppo di elementi di imprenditività nelle realtà associative esistenti o di stimolo alla nascita di organizzazioni non profit, imprese sociali e cooperative e forme di partecipazione attiva dei cittadini.

Il museo di Palazzo Doebbing potrebbe diventare allora il museo della comunità, dei sutrini e della loro identità, producendo forme artistiche originali, raggiungendo un pubblico più vasto e articolato di quello che tradizionalmente fruisce di questi eventi e non essere più il giocattolo dorato (e costoso) allestito a maggior gloria del Principe ed intorno a cui tutto deve essere plasmato ed orientato''.

Eduardo Gugliotta






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