ANNO 9 n° 231
Ceramica dalla Cina, rinnovati per altri 5 anni i dazi antidumbing Ue
Si applicano sulle importazioni di articoli per la tavola e stoviglie. Soddisfatta Confindustria
18/07/2019 - 13:00

Da Confindustria ceramica riceviamo e pubblichiamo.

CIVITA CASTELLANA - Confindustria Ceramica insieme alla Federazione Europea della ceramica da tavola e articoli ornamentali (Fepf), della quale fa parte in rappresentanza delle imprese italiane del settore, accoglie con favore e soddisfazione l'adozione del regolamento (Ue) 2019/1198 che proroga per altri cinque anni i dazi antidumping definitivi sulle importazioni di articoli per la tavola e stoviglie in ceramica e porcellana dalla Cina.

La richiesta di riesame avanzata dalla Fepf nei mesi precedenti la scadenza dei dazi alla quale è seguita l’indagine svolta dalla Commissione Europea volta ad appurare se l’eventuale cessazione dei dazi avrebbero comportato il permanere del dumping ed il conseguente danno all’industria comunitaria, si è conclusa con la conferma di un chiaro rischio di prosecuzione e di reiterazione del dumping, aggravato da persistenti e significative distorsioni da parte delle aziende cinesi del settore.

Le conclusioni cui è giunta la Commissione sono state successivamente confermate dal Comitato antidumping composto dagli Stati membri che nella seduta del 12 giugno scorso si è espresso ad ampia maggioranza per il rinnovo dei dazi antidumping per ulteriori cinque anni.

L’indagine condotta dalla Commissione ha anche accertato la crescita e l’enorme capacità produttiva cinese inutilizzata che rappresenta un multiplo del consumo totale dell’Ue. A ciò si aggiunga il fatto che la maggior parte dei principali mercati di esportazione per la Cina ha introdotto o sta introducendo misure antidumping su queste importazioni, situazione che comporterebbe un reindirizzamento verso il mercato UE di queste merci.

L'inchiesta ha inoltre dimostrato che la quota di mercato delle importazioni cinesi è rimasta relativamente stabile a oltre il 56% durante il periodo dell'inchiesta, a fronte di una quota di mercato dell'industria europea ferma a circa il 30%, cosa che ha salvaguardato l’occupazione di oltre 26.000 lavoratori proprio grazie alla presenza di questi dazi compensativi imposti negli ultimi cinque anni.

Il rinnovo dei dazi garantirà la competitività dell'industria dell'Unione minacciata da pratiche commerciali sleali operate da competitor cinesi. Tuttavia, la produzione, la capacità e l'occupazione dell'Unione, sebbene in aumento, non sono ancora al livello raggiunto prima dell'inizio dell'inchiesta iniziale nel 2012. Solo nel periodo 2004-2011, la Cina ha triplicato la sua quota di mercato dal 22% al 67%, mentre l'industria dell'Unione ha perso oltre 33.000 posti di lavoro qualificati, colpendo più della metà dei posti di lavoro dell'UE in questo settore assieme ad una ampia platea di posti di lavoro indiretti in tutta la filiera produttiva. Inoltre, la redditività è rimasta ben al di sotto del profitto target del 6% considerato accettabile nell'inchiesta originale.

Un risultato particolarmente importante, come ricorda Roberto Sala presidente Fepf: ''Nel contesto delle continue pratiche commerciali sleali, tra cui il dumping persistente e l’ elusione delle misure antidumping dell'UE, la decisione odierna rappresenta un segnale molto positivo per l'industria dell'Unione, che è esposta a una continua minaccia di dumping pregiudizievole dalla Cina. La nostra industria fornisce oltre 26.000 posti di lavoro diretti e altamente specializzati nell'UE e mantiene la produzione e gli investimenti all'interno l'Unione Europea''.






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