ANNO 8 n° 343
''Ce la giochiamo in ogni comune''
Il segretario provinciale Pd Egidi guarda ottimista alle Amministative.
E sui Mo.Ri. dice: ''Quasi ovunque corrono da soli o col centrodestra''
21/05/2016 - 02:00

di Eleonora Celestini

VITERBO - Di pari passo. I due grandi filoni di azione del Pd di Viterbo, referendum e elezioni amministrative in un terzo dei comuni della Provincia, prosegue di pari passo. Per la consultazione sulle riforme istituzionali di ottobre la mobilitazione democratica è già partita, con l'avvio da oggi della raccolta firme per il sÌ ad un appuntamento elettorale comunque già indetto. Per le Amministrative il lavoro è stato invece avviato da tempo, in alcuni casi da mesi, per la scelta de candidati sindaco e per la composizione delle liste. E da qualche giorno, cioè dall'apertura ufficiale della campagna elettorale, la macchina dem si è messa in moto in vista del voto del 5 giugno.

''La posizione del Partito democratico nei comuni in cui si vota è delineata quasi ovunque - spiega il segretario provinciale del Pd, Andrea Egidi -. Qualche problema nella scelta dei candidati sindaco è in effetti emerso a Marta e a Faleria, e soprattutto a Canino, dove dopo il consueto dibattito interno, con gli iscritti che si erano espressi per Lina Novelli sindaco, si è presentata anche la candidatura di Caratelli, anch'essa interna al Pd ma divergente dalla posizione degli iscritti. Farei però una premessa''.

Prego.

''Va detto che oggi il quadro politico generale è difficilissimo da decifrare. Non esiste più il sistema politico ordinato conosciuto fino ad ora. Il centrosinistra tradizionale non c'è più, a seguito anche di un indebolimento di un pezzo della sinistra del Pd. In un tale contesto, casi come quello di Bassano ti mettono più in difficoltà, perché io penso che quando non si presenta una lista, a destra o a sinistra, sia sempre un fatto negativo per la democrazia. A questo quadro confuso va poi aggiunta un'esperienza che per definizione si definisce autonoma e fuori dagli schemi del Pd''. 

Si riferisce ai Mo.Ri?

''Esattamente. Candidamente i Moderati e Riformisti ci hanno detto che per questa tornata elettorale non si sarebbero collocati con il centrosinistra. Una scelta politica che rispetto, ma che alimenta i dubbi che ho sempre avuto con dall'inizio sul movimento. Da questa volontà di non accordarsi col Pd è nata la decisione di non aprire con i Mo.Ri un tavolo provinciale sulle Amministrative. Anche perché nella maggior parte dei casi, nei vari comuni o si sono presentati con una lista autonoma o insieme al centrodestra''.

Pensa che le liste dei Mo.Ri possano mettere in difficoltà il Pd?

''In certi casi sì. Penso per esempio a Orte, dove con Primieri abbiamo provato a fare un ragionamento per comporre un quadro unitario. Ma la sua volontà di candidarsi ad ogni costo non ha permesso di trovare una sintesi''.

Mo.Ri a parte, ci sono comuni in cui il Pd ha invece fatto scelte radicali. Come ad Acquapendente, dove si è puntato forte sul ricambio generazionale.

''La lista è fatta tutta a persone nuove, abbiamo deciso per una scelta precisa di non candidare nessuno degli uscenti. Con la giunta Bambini si è chiusa una fase storica, ma bisognava stare attenti a intercettare le esigenze di una comunità di confine che rischiava la disgregazione e che in questi anni ha risentito più di altre della crisi. Noi questo lo abbiamo compreso proponendo di ripartire con gente nuova. Non è un caso se proprio ad Acquapendente abbiamo fatto una delle più importanti iniziative di campagna elettorale, con l'assessore regionale Michele Civita e il governatore della Toscana Enrico Rossi''.

Puntate a fare l'en plein?

''Il quadro è molto frastagliato, ma sono convinto che abbiamo messo in piedi un'operazione positiva, penso che ce la giochiamo in molti comuni. Poi è la gente che decide, le elezioni si fanno apposta. Io sono comunque ottimista''.

L'esito delle elezioni influenzerà, in un verso o nell'altro, gli equilibri politici nel Pd provinciale?

''Io penso che il tema vero vada oltre le dinamiche locali e sia un altro. E cioè come lo ricostruisci il Pd. Secondo me attraverso un pieno rapporto con la società, con un atteggiamento coerente e conseguente all'impianto dell'Italicum. Che premia la lista, il partito, non la coalizione. A quel punto a livello politico ti trovi davanti a due scelte: o attui il doppio forno 2.0, stando al governo centrale da una parte e a livello locale da un'altra, con uno schema complicato e obsoleto che punta a costruire costruire contenitori esterni finalizzati solo a manovre di potere. Oppure il Pd deve puntare ad allargarsi alla società, tenendo però dentro pezzi diversi sulla base di una lettura comune della società. Ecco, io credo che la discussione sia questa, che questo sia il vero tema che riguarderà più avanti anche il congresso nazionale''.






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