ANNO 9 n° 169
Caso Cucchi, la questura di Viterbo indagò sul teste chiave
Casamassima, il carabiniere che ha riaperto il caso, finì sotto accusa nel 2014 e ora rischia il processo per droga
16/05/2019 - 05:50

VITERBO - Non sono ancora terminate le grane giudiziarie di Riccardo Casamassima, il carabiniere che nel 2016 ha fatto riaprire il caso di Stefano Cucchi con le sue dichiarazioni. La Procura di Roma ha infatti richiesto di rinvio a giudizio per il militare e per altre quattro persone, tra cui la sua compagna, per detenzione di sostanze stupefacenti.

''Non è la prima volta che vengono fatti dei tentativi per delegittimarmi - ha commentato dopo la notizia l'appuntato dei carabinieri - Infatti ci sono anche altri procedimenti penali a mio carico: mi aspettavo mi potessero fare qualcosa, certo non mi aspettavo una cosa del genere''.

L'inchiesta che vede coinvolto Casamassima e la sua compagna è cominciata a Viterbo nel 2014 e vede indagate anche altre persone, con precedenti: un uomo di origini viterbesi, un tunisino e una donna di Roma. Queste tre persone sono accusate a vario titolo anche di altri reati, come estorsione e possesso d'arma da fuoco. A far scattare nel marzo 2014 la perquisizione domiciliare (dall'esito negativo) nei confronti di Casamassima, sarebbe stata un'intercettazione dalla quale è emersa poi l'ipotesi di detenzione di droga nell'abitazione dell'uomo. Il procedimento risulta iscritto a settembre 2014 alla Procura di Viterbo ma, per competenza territoriale, l'inchiesta è poi transitata a Roma e nel maggio 2017 è stata disposta la chiusura delle indagini, notificata al carabiniere nel novembre del 2018.

''La perquisizione domiciliare del 2014 ebbe esito negativo - ha ribadito Serena Gasperini, l'avvocato del carabiniere - Questo rinvio a giudizio è un attacco strategico e un'intimidazione per screditare Casamassima, teste chiave al processo Cucchi''.






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