ANNO 8 n° 226
Casale Bussi, negata la revoca dei domiciliari
Restano ai domiciliari i quattro responsabili dell'impianto di produzione del Cdr
09/06/2015 - 00:01

VITERBO – Impianto di trattamento dei rifiuti di Casale Bussi: restano agli arresti domiciliari i quattro arrestati nell’ambito dell’operazione ‘’Vento di Maestrale’’. Si tratta di Francesco Zadotti, responsabile amministrativo ed effettivo gestore dell’impianto di proprietà della società Ecologia Viterbo, ritenuto il braccio destro di Manlio Cerroni, il “re” dei rifiuti di Roma, finito a sua volta in galera per la discarica di Malagrotta; Daniele Narcini, responsabile dell’impianto di Casale Bussi; Massimiliano Sacchetti, direttore tecnico della discarica gestita da Ecologia Viterbo; Massimo Rizzo, responsabile della pesa di Casale Bussi.

Il giudice delle indagini preliminari Salvatore Fanti, ieri, ha rigettato le richieste di scarcerazione presentate dai difensori degli indagati. Anche il pubblico ministero Massimiliano Siddi ha espresso parere contrario alla revoca della misura cautelare. I quattro sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture e truffa. Secondo la Procura della Repubblica, oltre a non aver mai fatto funzionare l’impianto per tutto il 2012, negli anni successivi avrebbero prodotto combustibile da rifiuti (Cdr) di scarsa qualità pur incassando dalle Regione Lazio le tariffe previste dal contratto per ogni tonnellata di Cdr.

Allo stato, sono sette le persone ancora agli arresti domiciliari. Oltre ai quattro di Casale Bussi, restano sottoposti alla misura cautelare anche Fulvio Santini, Francesco Bonfiglio e Maurizio Tonnetti, arrestati nell’ambito del filone d’inchiesta riguardante la Viterbo Ambiente. Ernesto Dello Vicario, dirigente del settore ambiente e lavori pubblici di Palazzo dei Priori e Rosario Carlo Noto La Diaga, presidente del consiglio d’amministrazione della Viterbo Ambiente, sono stati scarcerati subito dopo l’interrogatorio di garanzia dal giudice delle indagini preliminari Francesco Rigato, su parere positivo del pubblico ministero Massimiliano Siddi.

Dello Vicario e Noto La Diaga sono quindi indagati a piede libero, come Stefano Quintarelli e Sara Palombi, il primo dirigente del settore ragioneria e bilancio del Comune di Viterbo, la seconda funzionaria del settore ambiente e lavori pubblici, stretta collaboratrice di Dello Vicario. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture, truffa e falso in atto pubblico.






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