ANNO 9 n° 317
Bandiera Fapperdue: qui si può vincere
Era d'accordo con l'Isola Liri: ha scelto la Viterbese per fedeltà alla maglia
08/08/2013 - 04:00

VITERBO – (An. Ar.) E poi questa estate sembrava essere arrivato il momento fatidico. Quello rimandato tante volte, spesso temuto, immaginato, ogni tanto sognato: lasciare Viterbo per fare calcio altrove. Per crescere lontano da casa e dalla famiglia. Per dimostrare di essere grande anche fuori da queste mura medievali, belle eppure invalicabili. Era andato via, Fabio Fapperdue, cedendo alle lusinghe dei ciociari dell’Isola Liri. Era sceso fin laggiù, un po’ entusiasta e un po’ rassegnato, quando è arrivata la chiamata da casa. Oggi, il difensore centrale è di nuovo al suo posto, ancora con la maglia gialloblu addosso, la maglia della Viterbese Castrense.

Bentrovato, Fapperdue.

“Sto bene. Fisicamente e di testa. E sono bastati i primi minuti di lavoro, a Valentano, per capire che non sono l’unico a sentirmi a posto”.

Infatti. Sul campo dei Felceti si sono visti fisicacci tiratissimi. Lei, Ingiosi, Toscano…

“Confermo. Così come ho notato tanta voglia di fare bene, tanta competizione. Siamo tanti over, i posti sono limitati: ci sarà una sana rivalità per trovare uno spazio da titolare, in ogni ruolo”.

Meglio così, no?

“E’ la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, e sono felice di affrontarla. Anzi, dirò di più: questa è la squadra più forte in cui ho giocato”.

Addirittura?

“Parliamoci chiaro: l’Eccellenza non la conosco, ma a lume di naso ritengo che quest’anno il campionato sarà più difficile rispetto alla serie D. Qui ci sono tanti derby, partite infuocate, avversari esperti. Certamente sarà più tosto rispetto alla solita trasferta sui campi umbri”.

Ci racconti il suo ritorno alla Viterbese. Aveva parecchie richieste.

“Già. La Sorianese mi aveva contattato prima della fine dello scorso campionato: ho detto no, grazie, perché non mi andava di scendere di categoria, ma siamo rimasti in ottimi rapporti. Cercavo qualcosa in D, o magari in Lega Pro. Alla fine l’Isola Liri mi aveva convinto: ero partito, l’allenatore sembra ok…”

Poi è arrivata la telefonata, prefisso 0761…

“Non potevo dire no, mi dispiace per l’Isola Liri. Ma davanti ad un progetto come quello della famiglia Camilli, scendere di categoria è stato un sacrificio più che accettabile. In più c’erano tutti quei tifosi che mi chiedevano ogni giorno di giocare ancora a Viterbo. Sono cose troppo importanti, per come vedo e vivo il calcio io”.

Che squadra ha trovato?

“Conoscevo già diversi compagni. Ovviamente Pero Nullo. Con Ingiosi ho giocato in gialloblu, al mio primo anno in prima squadra, allenatore Favo. Poi conoscevo Ingrosso, Noviello l’avevo affrontato, altri li conoscevo per fama”.

Il mister?

“Bravo, un professionista, uno che sa come vincere, e lo dice il curriculum”.

La società?

“Ho notato subito la grande organizzazione. Da altissimi livelli. Mai vista una cosa del genere”.

Propositi per la stagione che sta per cominciare?

“Impegno. Umiltà. Passione. Disponibilità. Sul campo non mollare un centimetro. Chi mi conosce lo sa”.

E già, perché una volta quelli come Fapperdue si chiamavano bandiere.





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