ANNO 8 n° 294
Badini: ''Superare il modello inefficace dei dearsenificatori''
Sono 12 i Comuni ''fuori legge''
13/02/2018 - 12:32

VITERBO - Riceviamo e pubblichiamo da Simonetta Badini, capolista alla Camera dei Deputati Plurinominale Lazio:

Dodici comuni del viterbese risultano ''fuori legge'' a causa dell’alto livello di floruri nell’acqua.

Un fenomeno di origine naturale, che ha ricadute sulla salute dei cittadini ma non è impossibile da superare in maniera efficace, senza costringere gli amministratori locali a decisioni obbligate difficili da gestire, come il divieto di potabilità.

Di certo la politica del dearsenificatore, portata avanti fino a oggi come unica soluzione praticabile, non è la risposta.

I dearsenificatori, costati oltre 20 milioni di euro, si sono dimostrati inaffidabili. Funzionano a “singhiozzo”, ma incidono inesorabilmente sulla bolletta: ognuno di loro consuma 70mila euro di energia elettrica all’anno. Il carico della manutenzione spetta alla Talete, ma ad aprire la borsa per finanziare il sistema è la Regione.

Ai costi per il funzionamento ordinario e straordinario si aggiunge la spesa delle famiglie per la bolletta idrica e l’acqua in bottiglia, inevitabile quando i comuni sono costretti a ''chiudere i rubinetti'', e il conseguente aumento del carico di rifiuti da smaltire. Un danno per l’economia e per l’ambiente.

Cosa fare dunque? Certo non continuare a riparare i dearsenificatori singhiozzanti o aumentarne il numero, già fin troppo alto.

Occorre il coraggio di superarli, con un approccio allo stesso tempo antichissimo e moderno, che potremmo chiamare ''la via dell’acquedotto''. Una soluzione già prospettata dall’Ato negli scorsi anni, che sostituisce il dearsenificatore con la miscelazione delle acque. Attraverso un intervento strutturale sull’acquedotto e la creazione di nuovi pozzi si vanno a mescolare le acque con alti livelli di floruri e arsenico con quelle non contaminate, riportando i valori ai livelli consentiti.

Una soluzione che risolve il problema a lungo termine riducendo costi e sprechi e permette di abbandonare la logica dell’emergenza perenne e dei finanziamenti a pioggia.

La Tuscia e il Lazio hanno bisogno di nuove prospettive, non di interventi tampone, soprattutto quando si parla di beni primari, come l’acqua pubblica, e risorse ambientali. Superiamo la politica tesa al mero consenso del momento, puntiamo a soluzioni definitive per la tutela dell’interesse collettivo.






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