ANNO 9 n° 260
Auto dalla Germania, parte il processo a Marchetti
Alla sbarra con lui, la storica segretaria Corbucci
25/10/2017 - 07:01

VITERBO – Sono accusati di aver messo in piedi un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica e il fisco. E avrebbero evaso l’Iva, secondo l‘ipotesi della Procura per oltre un milione di euro. Sono il noto imprenditore Elio Marchetti, la sua storica segretaria Carla Corbucci e il titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia Domenico Sordo. Sono tre degli arrestati nel corso dell’operazione Déjà-vu arrivati ieri di fronte al tribunale viterbese in composizione collegiale. Tre dei sette il cui destino giudiziario è tutto da decidere. A finire nella lente della Procura, oltre loro, i fratelli Simone e Roberto Girolami, titolari di società con sede fittizia a Latina, l’imprenditore Giuseppe di Lucia, proprietario di una società di autotrasporti a Foggia e Emilia Tiveddu, dipendente di Elio Marchetti.

Secondo quanto emerso dalle indagini condotte da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, avrebbero messo in piedi un meccanismo ben oliato di falsificazione di documenti, società cartiere e intestatari fittizi per importare auto dall’estero senza versare l’Iva. Dalla Germania nello specifico. Avrebbero cioè interposto delle società inesistenti tra il venditore tedesco e l’acquirente finale italiano per evadere le imposte:

''L'intermediario – come spiegato dal Procuratore Capo Paolo Auriemma - comprava l’auto senza versare l’Iva e la faceva arrivare in Italia. Poi spariva o dichiarava il fallimento della propria società e la macchina poteva essere rivenduta ad un prezzo di gran lunga inferiore a quello di mercato, perché di fatto il secondo compratore non è tenuto a versare imposte''.

Ieri prima udienza di fronte al collegio viterbese. E per le difese, è tempo delle eccezioni preliminari: per l’avvocato Ferragonio, legale dell’imprenditore foggiano Domenico Sordo la questione è tutta sull’incompetenza territoriale. ''Se è vero che la presunta associazione a delinquere è nata e ha operato a Foggia, è lì che il processo andrebbe celebrato'' ha sottolineato in aula. Mentre la posizione dell’imprenditore Elio Marchetti, agli arresti domiciliari dallo scorso 10 ottobre, sarebbe incostituzionale: ''Dal momento in cui ci è stato notificato il giudizio immediato - ha spiegato il suo difensore Marco Valerio Mazzatosta - avremmo potuto scegliere la strada del rito abbreviato o del patteggiamento. Avremmo potuto pagare il debito contratto e chiudere la cosa. Ma non ci è stato possibile. Allo stato dei fatti, a parte gli accertamenti della Guardia di Finanza, non abbiamo documenti ufficiali dell’agenzia delle entrate che ci dicano chi deve pagare e quanto''.

Ferma l’opposizione del pubblico ministero Fabrizio Tucci: ''Non mi sembra che da parte dell’imputato ci sia mai stata intenzione di pagare: non ha mai avanzato richieste di nessun genere''. Sarà il tribunale a decidere nel corso della prossima udienza fissata per il 14 novembre.

Intanto le strade giudiziarie degli altri arrestati si dividono: la viterbese Emilia Tiveddu e l’imprenditore Simone Girolami hanno pareggiato la loro pena per l’accusa di associazione a delinquere e verranno giudicati per gli altri reati contro il fisco assieme a Roberto Girolami a Viterbo con giudizio ordinario. Mentre l’imprenditore foggiano Di Lucia ha optato per un rito abbreviato.

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